Cuba celebra Fidel Castro, Obama in forse ai funerali

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Mentre Cuba, sconvolta, organizza i funerali di Fidel Castro, la politica americana si divide sulla presenza di Obama alle cerimonie. I repubblicani non vogliono che il presidente degli USA si rechi sull’isola. A lutto per tre giorni, invece, la Corea del Nord.

Castro è stato il capo della rivoluzione del 1959 che rovesciò la dittatura nel paese. Rientra sicuramente tra le principali figure del ventesimo secolo. C’è divergenza tra le opinioni sulla sua persona: per alcuni fu un liberatore, per altri un dittatore.

Si prevede una settimana di celebrazioni a L’Avana, a Plaza de la revolucion, in onore del Lider Maximo. Centinaia di migliaia di persone si recheranno nella celebre piazza dove il leader si recava per i suoi discorsi a forte timbro social-nazionalisti. Dopo due giorni di commemorazione nella capitale, le ceneri di Fidel Castro gireranno per Cuba in processione, prima d’esser definitivamente sepolte il 4 dicembre a Santiago de Cuba.

Ai funerali, forse, non sarà presente Obama. In questo momento è in atto una grossa contestazione in america. I repubblicani non usano mezze misure: “Per nessun motivo il presidente Obama, il vice presidente Biden o il segretario di stato Kerry devono andare a Cuba per i funerali di Castro. Era un tiranno”. Con questo tweet, Newt Gingrich, ex speaker della Camera e tra i sostenitori di Donald Trump, esplicita la posizione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba e del suo defunto capo di stato.

Del tutto diversa la situazione in Corea del Nord, dove sono stati annunciati tre giorni di lutto nazionale. Il leader Kim Jong Un era un amico intimo del rivoluzionario cubano e ha disposto un periodo di lutto che avrà inizio oggi e terminerà mercoledì. Bandiere a mezz’asta in tutti i luoghi istituzionali, ricordando “un uomo che ha fornito un contributo eccezionale al socialismo”.

La figlia e la vedova di Fidel Castro, Ofelia Acevedo, vedono tutto ciò come un’opportunità: “Ora plebiscito per la democrazia. L’epoca delle ipocrisie è finita. Non dobbiamo più parlare di lui, ma di come favorire la riconciliazione, evitare la violenza e garantire a Cuba una transizione pacifica verso la democrazia”.

 


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