Cyber security, italiana Yarix rafforza cooperazione con Israele

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Scouting di tecnologie innovative da trasporre sul mercato italiano e avvio di partnership strategiche con soggetti governativi ed economici israeliani.
Sono questi, si legge in una nota, due degli obiettivi principali con cui Yarix, società italiana di sicurezza informatica, ha preso parte alla quarta edizione della Israel HLS&Cyber Conference appena conclusa a Tel Aviv.
Il viaggio, ha spiegato il ceo della compagnia veneta, Mirko Gatto, ha anche visto porre le basi “per la realizzazione in Italia del primo Security Operation Center 4.0 su scala globale”.
Il progetto, commenta Yarix,” sarà il risultato dell’impegno congiunto degli esperti informatici” dell’azienda, “di un gruppo di ricercatori in forze presso le maggiori università italiane e delle aziende israeliane più innovative. Una task force internazionale che consentirà di realizzare, presso la sede Yarix di Montebelluna (Treviso), un SOC 4.0, in grado di monitorare, rilevare e rispondere agli attacchi informatici “di nuova generazione”. Quelli che transitano per i dispositivi IoT (Internet of Things) e i sistemi informatici SCADA, sempre più usati per il controllo dei sistemi fisici di produzione nelle fabbriche e nelle infrastrutture strategiche”.

In misura crescente, rimarcano gli esperti, la trasformazione digitale dei sistemi produttivi e di comunicazione presta il fianco alla criminalità informatica, che ne coglie gli aspetti di vulnerabilità. È questo il caso dei dispositivi Internet of Things, grazie ai quali si sta realizzando la prospettiva di un mondo interconnesso tramite stampanti, smart TV, ma anche termostati, webcam, semafori, centrali elettriche, eccetera.
Violando questi dispositivi – spesso protetti da semplici password predefinite – i cracker hanno facile accesso alle reti hardware e software nei pubblici uffici, nelle fabbriche e in altre infrastrutture potenzialmente sensibili.

L’incremento della magnitudo degli attacchi alla sicurezza informatica è esemplificato dall’aggressività del recente attacco DDos al provider Dyn, che fornisce servizi di Domain Name System a siti web come Netflix, Twitter o eBay. Facendo leva sulle vulnerabilità delle webcam prodotte da un’azienda cinese, la botnet Mirai ha bombardato i server con richieste provenienti da oltre 10 milioni di indirizzi IP. Ancor più ravvicinata nel tempo l’offensiva alla Telekom tedesca: ko le connessioni internet e telefoniche di circa un milione di utenti, con router trasformati in dispositivi zombie.

Nel 2016, dicono i dati di Akamai, sono aumentati del 138% gli attacchi DDos (distributed denial of service) realizzati tramite reti IoT compromesse; tra luglio e settembre 2016, questi attacchi hanno segnato un +71% rispetto allo stesso periodo del 2015, evidenziando quindi un trend in ulteriore ascesa; e sempre nel terzo trimestre 2016, si sono verificati 19 mega attacchi mitigati, con velocità superiore ai 100 Gbps.
In questo scenario, secondo le analisi del motore di ricerca Shodan l’Italia figurerebbe all’8° posto tra le nazioni più vulnerabili tramite i sistemi digitali di controllo industriale SCADA.


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