Imu e Tasi, per le imprese una rata da 5 miliardi

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Entro il 16 dicembre bisogna versare la seconda rata di Imu e Tasi, secondo i dati forniti dalla Uil sono coinvolti 25 milioni di proprietari (il 41% del totale sono lavoratori dipendenti e pensionati), per un conto da 10 miliardi, la Cgia di Mestre calcola che le misure della Stabilità del 2016 hanno portato un beneficio da 4,3 miliardi ai proprietari di immobili ora esentati.

Entro il 16 dicembre gli imprenditori sono chiamati a versare la seconda rata di Imu e Tasi sugli immobili strumentali, che complessivamente costerà poco meno di 5 miliardi di euro. Saranno inoltre chiamati a versare le ritenute Irpef e i contributi previdenziali dei dipendenti e dei collaboratori. Coloro che hanno optato per il pagamento su base mensile dell’Iva dovranno versare all’erario quella riferita al mese di novembre.

Per quest’anno, com’è noto, sono state confermate dunque le esenzioni per la prima casa, l’Imu ridotta per chi affitta gli immobili a canone concordato, e per chi concede le case in uso a genitori o figli. Niente più Imu sui terreni di proprietà di agricoltori e imprenditori del settore. In linea di massima, quindi, quest’anno l’importo da versare al saldo sarà pari a quello versato in sede di acconto a giugno. Per il 2016 il governo ha bloccato le aliquote delle imposte locali, i comuni quindi hanno potuto solo ridurre le imposte ma non di ritoccarle al rialzo. Per una seconda casa l’esborso medio è di 1.070 euro (535 euro per il saldo) con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città.

Valutazioni su Imu e Tasi

Tra gli imprenditori  lo sforzo maggiore sarà richiesto agli albergatori che mediamente saranno chiamati a versare 6.000 euro circa a immobile. Seguono i proprietari dei grandi magazzini commerciali (categoria catastale D8), con poco più di 4.000 euro, e i titolari delle grandi industrie (D7), con poco più di  3.220 euro. Se per i capannoni di minori dimensioni (D1), gli artigiani e i piccoli imprenditori pagheranno poco più di 2.000 euro, per gli uffici e per gli studi privati (A10) i liberi professionisti verseranno un’imposta media di poco superiore di 1.000 euro. Infine, il saldo su negozi (C1) e laboratori (C3) costerà ai commercianti e ai piccoli artigiani  rispettivamente 498 e 377 euro.

Secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, tali dati sono allarmanti: “Dal 2011, ultimo anno in cui abbiamo pagato l’Ici, al 2016 l’incremento del carico fiscale sugli immobili ad uso produttivo e commerciale è stato spaventoso“. Tale aumento, in cinque anni, ha toccato il 145,5%: per i negozi è stato del 140,9%, per i laboratori artigianali del 109,7%, mentre per gli alberghi, per i grandi magazzini commerciali e per i capannoni industriali il prelievo è praticamente raddoppiato.

Di Imu e Tasi ed altri argomenti simili sono stati affrontati già nella sezione economia di blog.it.

 


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