Governo Gentiloni, presentata la nuova squadra

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Il nuovo presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha giurato dinanzi il presidente della Repubblica e così tutti i ministri che formano la squadra del governo Gentiloni. Non sono molti i nomi nuovi: ecco quelli che non erano in carica con il governo di Matteo Renzi. In questo esecutivo sono presenti sei donne, una in meno rispetto al governo Renzi.

Marco Minniti (ministro dell’Interno)

Dalla svolta nell’Intelligence, con gli 007 che escono dall’ombra e dialogano con i cittadini, al Viminale. Domenico Minniti detto Marco, è il nuovo ministro dell’Interno. Deputato nella XIV, XV e XVI legislatura, Minniti è stato eletto senatore nella XVII Legislatura nella circoscrizione Calabria come capolista del Pd.

Valeria Fedeli (ministro dell’Istruzione)

Vice presidente del Senato, dopo essere stata candidata come capolista in Toscana ed eletta senatrice per la prima volta alle elezioni del 24 e 25 febbraio. Da stasera è il nuovo ministro dell’Istruzione del governo Gentiloni.

Anna Finocchiaro (ministro dei Rapporti con il Parlamento)

A quasi 20 anni dalla nomina a ministro per le Pari Opportunità del primo esecutivo Prodi, Anna Finocchiaro rientra nei ranghi governativi come ministro dei Rapporti con il Parlamento, ereditando il ruolo di Maria Elena Boschi.

Claudio De Vincenti (ministro Coesione territoriale e Mezzogiorno)

A sessantotto anni (è nato a Roma il 28 ottobre 1948) e dopo cinque in ambito governativo, Claudio De Vincenti compie il “salto” e diventa ministro con la responsabilità per il Mezzogiorno e per la Coesione Territoriale.

Questi i ministri confermati dal governo Gentiloni

Angelino Alfano (ministro degli Esteri)

Dall’immigrazione ai rapporti con la Russia, dalla presidenza italiana del G7 all’ingresso del Consiglio di Sicurezza dell’Onu passando per le crisi in Siria e in Libia, ancora ben lontane dalla stabilizzazione. Sono tante e importanti le sfide che il nuovo ministro degli Esteri Angelino Alfano dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Pier Carlo Padoan (ministro dell’Economia)

Guardiano dei conti e garante del rispetto delle regole per la comunità internazionale e per i mercati. Pier Carlo Padoan resta al suo posto al Tesoro nell’ennesimo passaggio difficile per la politica economica italiana.

Andrea Orlando (ministro della Giustizia)

Il terreno minato da cui ripartire è la riforma del processo penale, un grande contenitore in cui ci sono le modifiche alla prescrizione e alle intercettazioni, ma anche pene più alte per furti e rapine e misure sul trattamento dei detenuti che cancellano gli automatismi della legge Cirielli, particolarmente penalizzanti per i recidivi.

Roberta Pinotti (ministro della Difesa)

È stata la prima ministra italiana alla Difesa e resterà alla guida del dicastero di Palazzo Baracchini. Roberta Pinotti va avanti con il suo mandato, responsabile alla Difesa anche per il governo Gentiloni.

Fabio Calenda (ministro dello Sviluppo economico)

Alla guida del ministero dello Sviluppo economico da sette mesi (il decreto di nomina è del 10 maggio scorso) Carlo Calenda – romano, 43 anni, figlio dell’economista Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini. È ormai un ‘veterano’ del Mise visto che ne è stato viceministro dal maggio 2013 con il Governo Letta che gli attribuì la delega sulle politiche per l’internazionalizzazione e il commercio internazionale.

Maurizio Martina (ministro dell’Agricoltura)

Dopo un 2015 passato sotto i riflettori dell’Expo, Maurizio Martina ha avuto un 2016 scandito dal confronto con Bruxelles su una serie di dossier, dal latte alla Xylella, dalla pesca alle etichette, che toccano le vite di centinaia di migliaia di lavoratori. Un impegno che ha dato visibilità al giovane ministro (classe 1978) arrivato con Renzi alla carica più importante dopo essere stato sottosegretario uscente al ministero delle Politiche agricole nel governo Letta.

Gianluca Galletti (ministro dell’Ambiente)

Gian Luca Galletti riesce ad ottenere la conferma al ministero dell’Ambiente, dopo mille giorni scanditi da battaglie come quella sugli OGM e sulle buste monouso, ma anche da polemiche come quella sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sulla compatibilità ambientale del progetto TAP (Gasdotto Trans-Adriatico), nonostante l’avversione di Provincia di Lecce, Regione Puglia e Ministero Beni Culturali.

Graziano Delrio (ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del Governo Renzi dal 2 aprile 2015, Graziano Delrio resta al Dicastero di Porta Pia anche con il Governo targato Gentiloni.

Giuliano Poletti (ministro del Lavoro)

Confermato da Paolo Gentiloni alla guida del ministero del Lavoro, Giuliano Poletti, classe 1951, un “veterano” del governo Renzi, nominato al vertice del dicastero il 22 febbraio 2014 dopo essere stato dal 2002 Presidente nazionale della LegaCoop.

Dario Franceschini (ministro dei Beni Culturali)

Per anni ha attraversato le stagioni del centrosinistra, dell’Ulivo e del Pd. E ora resta saldamente al governo a guida Gentiloni. Dario Franceschini è confermato ministro dei Beni culturali. Già con Renzi ha legato il suo nome, tra le tante iniziative, al rilancio di Pompei o all’Art bonus.

Beatrice Lorenzin (ministro della Salute)

Eletta alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche del 2008 nella lista PdL, per la XVI legislatura. Membro del Consiglio Direttivo del gruppo PdL alla Camera e della commissione Affari Costituzionali della Camera, della Commissione Bicamerale per l’Attuazione del Federalismo Fiscale, della Commissione Parlamentare per l’Infanzia.

Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio: Maria Elena Boschi


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