L’invecchiamento è reversibile, topi ringiovaniti del 30%

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Una ricerca condotta da un gruppo di esperti dell’Istituto Salk per gli Studi Biologici a La Jolla, in California ha dimostrato di poter arrestare l’invecchiamento, anzi di poter far ringiovanire un organismo. L’esperimento è stato effettuato sui topi: topi anziani sono stati ringiovaniti e la loro vita è stata allungata del 30% riprogrammando le loro cellule. È la prima volta che si dimostra che il processo di invecchiamento non ha un’unica direzione e che non è irreversibile.

La ricerca, sembra suggerire che l’invecchiamento non debba necessariamente procedere in una sola, ineluttabile direzione, ma che i suoi sintomi possano essere in qualche modo modulati: invecchiare non sarebbe, cioè, il semplice risultato del tempo che passa, ma un meccanismo regolato da un “timer” genetico sul quale, in una certa misura, è possibile intervenire.

L’esperimento

Nell’esperimento i ricercatori hanno cercato di  per far tornare ‘bambine’ le cellule adulte che divengono così pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo, e vengono chiamate Cellule staminali plupotenti indotte (Ips).  L’obiettivo era di fare ringiovanire le cellule quanto basta per garantire una buona salute: Un’impresa non facile. Nei topi anziani è stato iniettato quindi il cocktail di geni in modo da far regredire le cellule nel tempo, ma in modo parziale, più l’antibiotico. I ricercatori hanno osservato così che negli animali sono migliorate le condizioni di cuore e sistema vascolare, così come quelle di pancreas e muscoli. Non sono comparsi tumori e in generale la loro vita si è allungata del 30%, ossia da una media di 18 mesi a 24 mesi.

Rughe, capelli bianchi e gli altri poco piacevoli corollari dell’età che avanza potrebbero essere meno inevitabili di quanto si creda.  Il trattamento usato nello studio non può però essere replicato sull’uomo (o almeno non nelle stesse condizioni e non prima di alcuni decenni). Questo approccio non porterà quindi certo all’immortalità, perché probabilmente alcuni limiti della vita umana non possono ad oggi essere superati. Ma potrebbe servire a migliorare significativamente la qualità dell’esistenza anche in tarda età.


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