Fecondazione assistita con Dna di tre genitori, la sperimentazione in GB

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La Gran Bretagna apre una nuova frontiera sul terreno della sperimentazione di nuove tecniche per la riproduzione umana: arriva infatti il via libera ufficiale al concepimento in provetta di bambini destinati a nascere incrociando il Dna di tre persone diverse.

L’ Autorità di embriologia e fertilizzazione umana del Regno Unito, Hfea, ha deciso di autorizzare l’utilizzo della sperimentazione per evitare le malattie congenite. Le strutture ospedaliere dovranno chiedere i permessi per servirsi del nuovo metodo caso per caso: la speranza è evitare che i bambini nascano con malattie genetiche incurabili. A settembre era già nato in Messico il primo bambino concepito con questo nuovo protocollo.

Una procedura all’avanguardia, comunemente detta dei “tre genitori”, che mira a evitare la trasmissione di malattie rare ereditarie per via materna, ma che suscita qua e là dubbi e controversie. Un primo team è già pronto ad agire, al “Newcastle Fertility Centre”, dove un bebè frutto di queste ricerche potrebbe vedere la luce entro la fine del 2017.

La tecnica consiste nella sostituzione del Dna contenuto nelle centraline energetiche della cellula (mitocondri) della madre portatrice del “difetto” ereditario con quello di una donna sana. Anche se – nel giudizio di studiosi come Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo all’Università di Pavia, interpellato dall’Ansa – è tecnicamente “improprio parlare di tre genitori poiché la costituzione genetica del neonato deriva solo da un papà e una mamma e il Dna dei mitocondri non entra a costituire il genoma”.

A confermare le aspettative terapeutiche sono giunti in questi giorni i risultati pubblicati da Nature di un test condotto dall’équipe di Shoukhrat Mitalipov, nel Centro di terapia genica dell’Università dell’Oregon (Usa), sulla possibilità effettiva di sfuggire al rischio di patologie genetiche veicolate dal Dna trasmesso solo dalla madre attraverso i mitocondri. E di farlo, appunto, rimpiazzando il Dna “viziato” nell’ovulo della persona toccata dall’anomalia con uno sano ‘donato’ da un’altra donna.

Non tutti gli scienziati sono però entusiasti, ricorda la Bbc. C’è chi teme esplicitamente che si possa scoperchiare un altro vaso di Pandora sul fronte della fecondazione assistita, nel nome di un approccio utilitaristico se non eugenetico.

“Si tratta di una decisione d’importanza storica”, ha dichiarato Sally Cheshire, presidente del Hfea. Con la nuova tecnica si useranno Dna di tre genitori diversi in moda da avere abbastanza materiale genetico per sostituire i mitocondri che determina malattie genetiche. Il Regno Unito aveva già approvato questo tipo di fecondazione nel 2015 ma era necessaria l’autorizzazione del Hfea. Grazie a questa tecnica, ogni anno saranno 25 i bambini che nasceranno sani. Il primo ad aver ottenuto l’autorizzazione è stato un team medico di Newcastle, per cui è stata già chiesta la donazione di ovuli.


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