Portano fiori alla nonna morta, ma non c’è più: mistero al cimitero di Palermo

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Vanno al cimitero per portare i fiori alla nonna, ma non la trovano più. Niente più foto e nome della donna sulla tomba di famiglia. Nessuna traccia neanche degli altri loro cari estinti, una decina, le cui spoglie riposavano sotto la stessa lapide nel camposanto dei Rotoli, a Palermo. Sparita tutta la generazione. Così i nipoti dell’anziana, due fratelli palermitani residenti uno a Bagheria, l’altro in Trentino, hanno denunciato tutto alla procura.

Pensavano di avere preso un abbaglio, ritenevano di avere confuso la sepoltura con un’altra, ma dopo una breve caccia al tesoro fra i cipressi alle falde di Monte Pellegrino i malcapitati si rassegnano presto all’amara scoperta: la sepoltura è la loro, peccato che sul marmo siano impressi volti e nomi di due sconosciuti. Un uomo e una donna. Cari estinti pure loro, ma nei cuori di un’altra famiglia.

Secondo la ricostruzione del loro legale, l’avvocato Antonino Soresi, che ha depositato la denuncia negli uffici del tribunale, “sembrerebbe che la sepoltura sia stata aperta, senza autorizzazione, per tumulare e poi uscire salme di persone non legate da alcun rapporto di parentela, anche solo lontana, con gli aventi diritto e soprattutto senza la predisposizione di alcun documento attestante l’ingresso dei defunti al cimitero”.

Una storia tanto triste quanto macabra, pubblicata dal Giornale di Sicilia, come se ne sentono raccontare spesso in tema di concessioni di sepolcri e disciplina delle successioni. Perché se non si ha la sventura di essere “sfrattati” da casa da vivi, c’è sempre tempo per recuperare da morti. Ai Rotoli di Palermo, in particolare, oltre al caso già all’attenzione della procura ci sarebbero almeno altre quattro famiglie a cui sarebbero “spariti” i defunti, pronte a denunciare.

Il campanello d’allarme, per i nipoti dell’anziana, era scattato un mese prima della scoperta, l’estate scorsa. L’impiegato di un’agenzia funebre si era presentato a Bagheria a casa di uno dei fratelli per fargli firmare alcuni “documenti urgenti”. In pratica, una liberatoria per sistemare nella sepoltura il padre di un cliente della ditta funebre, un pensionato morto nel 2014,  “millantando – precisa l’avvocato Soresi – una parentela con il reale titolare della concessione”.

Poco prima di ferragosto, appena i fratelli si resero conto che i loro defunti mancava all’appello davanti alla lapide, chiesero spiegazioni agli impiegati del cimitero, apprendendo che la loro sepoltura risultava intestata ad un’altra famiglia. Verifiche più approfondite negli uffici dei servizi cimiteriali del Comune, in via Lincoln, rivelarono una situazione fino a quel momento ad entrambi sconosciuta. “Gli impiegati riferirono di essere al corrente di un’anomalia su quella sepoltura – spiega l’avvocato Soresi – e che la dichiarazione sostitutiva resa dal nuovo inquilino della tomba era falsa”. Il legale conclude: “Nella sepoltura, sempre in base alle verifiche negli uffici di via Lincoln, erano stati autorizzati lavori di manutenzione nel 2015, senza che il personale di competenza, dopo avere scoperto la falsità della dichiarazione e dei titoli come riferito dagli stessi, mettesse al corrente i legittimi eredi al fine di tutelare i loro interessi”.

Un mistero. Il Comune, intanto, in attesa che la procura faccia luce sulla vicenda, con una lettera recapitata alla famiglia ha ammesso la “situazione anomala, scaturita – si legge in un documento del 5 dicembre scorso – dall’avere rilevato l’irregolarità della tumulazione, nonché dell’avere autorizzato l’effettuazione di lavori di manutenzione, indotti in errore a causa di una dichiarazione poi rivelatasi falsa, inspiegabilmente non protocollata, resa da un soggetto non erede né titolare di alcun diritto nella sepoltura”.

 


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