Almaviva, chiude la sede di Roma: 1.666 licenziamenti

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Non sembra ci sia più speranza per la sede romana di Almaviva contact: nella capitale, il call center chiude e le lettere di licenziamento dei 1.666 dipendenti sono già tutte partite. Secondo fonti del Ministero dello Sviluppo economico, l’ultimo tentativo di riaprire il tavolo presso il dicastero oggi è infatti fallito. Un deragliamento della trattativa confermato dalla viceministra Teresa Bellanova a RaiNews24: “Purtroppo l’azienda ha avanzato difficoltà anche dal punto di vista della tenuta della procedura e quindi ha ribadito il mantenimento dell’accordo dei lavoratori di Napoli e il mancato accordo con Roma”.

Si conclude così una vicenda in cui i lavoratori della sede romana hanno sostanzialmente sconfessato le Rsu che all’unanimità hanno votato contro la proposta di mediazione del governo: 3 mesi in più di tempo (coperti da cassa integrazione) per trovare una intesa basata su recupero della produttività e riduzuione dei costi, come chiesto dall’azienda.

Le Rsu della sede di Napoli hanno firmato. Quelle di Roma no. Un rifiuto, quello delle Rsu capitoline, arrivato anche dopo il placet dell’azienda ma anche dei sindacati di categoria e dei leader confederali Susanna Camusso (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) chiamati dal ministro Calenda al Mise, durante la trattativa, facendo capire che la trattativa meritava di andare ai massimi livelli.

E così la notte fra 21 e 22 dicembre – ultimo giorno utile per raggiungere l’accordo – ha determinato il destino di 1.666 lavoratori non cambiato neanche dinanzi alla marcia indietro del sindacato, spinta evidentemente dalla reazione dei lavoratori davanti alla inevitabile prosettibva del licenziamento. La Slc Cgil ha indetto una consultazione martedì. In questi giorni Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno raccolto firme di lavoratori che chiedevano di trasformare il “no” in un “sì”.

Almaviva Contact ha del resto fatto muro contro la possibile riapertura della trattativa sulla sede di Roma. Una presa di posizione forte da subito ed esplicitata anche dopo la consultazione indetta dalla Slc Cgil fra i lavoratori della sede romana che, in maggioranza (590 “sì” e 473 contrari) hanno chiesto la riapertura del dialogo con l’azienda per firmare l’accordo proposto dal governo che invece non fu firmato dalle Rsu.

Il sito è inattivo dallo scorso 22 dicembre, quando è scaduta la procedura di mobilità ed è stato dato il via libera ai licenziamenti, a seguito del “no” opposto dalle Rappresentanze sindacali unitarie romane all’accordo raggiunto quella notte al Mise. Un tentativo di riaprire il tavolo è stato fatto per rispettare la volontà della maggioranza dei lavoratori interpellati direttamente con assemblee e raccolte firme: i sindacati hanno cercato allora una marcia indietro per allinearsi alla scelta già fatta dai colleghi di Napoli. Qualora la richiesta fosse stata accettata, ai lavoratori romani sarebbero stati dati tre mesi (coperti dalla cassa integrazione) per riuscire ad arrivare a un ulteriore accordo che dovrà necessariamente contenere anche un taglio del costo del lavoro.


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