Caso Cucchi, pm accusa tre carabinieri: “Omicidio preterintenzionale”

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Svolta nelle indagini sulla morte di Stefano Cucchi, deceduto otto anni fa all’ospedale Pertini di Roma dopo l’ombra di un pestaggio dei carabinieri che lo avevano arrestato. Un nuovo troncone delle indagini adesso contesta a tre militari il reato di omicidio preterintenzionale, da tempo sott’inchiesta per lesioni personali. Altri due carabinieri dovranno rispondere all’accusa di falsa testimonianza.

Secondo la ricostruzione della procura di Roma i tre militari avrebbero “spinto e colpito con schiaffi e calci il trentunenne, facendolo violentemente cadere a terra durante la procedura di foto-segnalamento”, incorrendo in abuso di potere. Le lesioni avrebbero portato Cucchi al decesso. Gli altri due indagati, secondo quanto emerso dalle indagini del pm, avrebbero mentito sotto giuramento nel processo di primo grado. La stessa accusa pende su chi ha stilato il verbale di arresto.

Cucchi è deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Pertini, una settimana dopo il suo arresto. La svolta nelle indagini arriva quando l’ex moglie di uno dei militari indagati, gli dice al telefono: “Hai raccontato a tutti di quanto vi eravate divertiti a picchiare quel drogato di m**** […] Te ne vantavi pure… ti davi le arie“. L’accusa era stata intercettata e poi confermata dalla donna, il 19 ottobre 2015 davanti al pm. Da lì, la richiesta al giudice per le indagini preliminari di un nuovo accertamento medico-legale per stabilire la natura e la gravità delle lesioni e l’eventuale collegamento di causalità con il decesso. Secondo quanto emerse dalle indagini, Cucchi fu sottoposto “a un violentissimo pestaggio”. Secondo quanto scritto sul registro dagli agenti, “il pestaggio fu originato da una condotta di resistenza posta in essere dall’arrestato al momento del foto-segnalamento. Cucchi colpì un militare con uno schiaffo, inducendo i tre carabinieri a interrompere la procedura per fare ritorno presso la stazione Appia. Non fu possibile ultimare le operazioni di foto-segnalamento”. Secondo le ricostruzioni, però, qualcuno, successivamente, cancellò il nome di Cucchi con il bianchetto “come se l’arrestato non fosse mai passato di lì”. Una confessione diede un’apparente conferma dei sospetti. Un carabiniere in servizio alla stazione di Tor Vergata confesso al pm: “Il maresciallo, mettendosi una mano sulla fronte, mi disse: “È successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato”. Da lì, un caso lungo anni, ancora aperto.

Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi, cerca giustizia da tempo e commenta all’Agi la richiesta della procura: “Quello che voglio dire a tutti è che bisogna avere fiducia nella giustizia. E resistere”. Il suo avvocato dichiara: “Bisogna esser soddisfatti dopo questo tipo di notizie. Aggiungo che dopo 7 anni si può ripetere che avevamo avuto ragione allora a dire certe cose. La resistenza, nostra e della famiglia Cucchi, ha pagato”.

Ilaria Cucchi esprime la sua soddisfazione anche su Facebook:


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