Allarme dighe, dopo eventi sismici cresce la paura: la situazione

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Ha destato attenzione e preoccupazione quanto dichiarato dalla Commissione Grandi Rischi circa la sicurezza del bacino artificiale di Campotosto in Abruzzo che si trova nei pressi di faglie sismogenetiche che si sono riattivate recentemente in coda agli eventi iniziati il 24 agosto 2016.

Si tratta di un grande invaso artificiale di importanza strategica la cui sicurezza ambientale deve essere, come è, continuamente garantita. Naturalmente l’ambiente vallivo relativo deve essere attentamente e responsabilmente informato in tempo reale e dotato di adeguati piani di sicurezza. Nel 1984, dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 ci fu grande attenzione sulla sicurezza ambientale in relazione ai bacini artificiali di Campania, Molise e Basilicata.

Se analizziamo la situazione tra Marche, Abruzzo, Lazio e Molise si nota che vi sono vari bacini che sono stati realizzati in fasce di territorio nel cui sottosuolo (secondo DISS 3.2.0) vi sono faglie sismogenetiche accertate e/o probabili. Naturalmente la situazione è ben nota e sicuramente sono stati adottati sistemi di monitoraggio tali da garantire la sicurezza ambientale degli sbarramenti e delle sottostanti valli urbanizzate.

Naturalmente il monitoraggio ambientale deve tenere conto della possibilità che si possano verificare eventi naturali multipli come ad esempio i terremoti e straordinarie precipitazioni piovose. Laddove i bacini artificiali insistono su un sottosuolo interessato da faglie sismogenetiche è evidente che si devono evitare azioni antropiche tali da causare sismicità indotta.

L’allarme dighe “è ingiustificato”. Lo afferma con forza il presidente del Consorzio di Bonifica delle Marche, Claudio Netti, a proposito dell’allarme scattato per le possibili conseguenze dello scioglimento delle nevi sugli invasi. “Le dighe – ricorda Netti – sono costantemente sotto controllo del ministero e degli enti gestori. Abbiamo un disciplinare da rispettare, non c’è nessuna struttura che venga monitorata così costantemente come una diga”.

Per Netti non c’è dunque “alcun pericolo per le nostre dighe”, non ci sono problemi strutturali e le verifiche sono costanti, anche a seguito del terremoto. “Chi fa il suo dovere – aggiunge – non ha paura”. Il Consorzio di bonifica delle Marche ne gestisce 5, le più grandi della regione, con 65 milioni di accumulo acque. L’Enel ne gestisce otto, per 40 milioni di accumulo.

I responsabili istituzionali della sicurezza ambientale, come ad esempio quelli della Commissione Grandi Rischi, hanno tutte le competenze multidisciplinari per valutare trasparentemente e professionalmente le varie situazioni che interessano i bacini artificiali e le valli sottostanti.

 


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