Proteste e caos al JFK di New York contro i provvedimenti di Trump

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Scoppia la protesta all’aeroporto JFK di New York a causa del giro di vite deciso dal presidente Trump sul tema dell’immigrazione e degli ingressi nel paese.

Arrivano i primi ricorsi contro la misura decise da Trump e l’aeroporto Jfk di New York che è la principale porta d’ingresso per i passeggeri internazionali diventa il simbolo della protesta scatenata dall’ordine esecutivo con cui Donald Trump ha sospeso temporaneamente l’arrivo di tutti i rifugiati e delle persone provenienti da sette Paesi islamici.

Da ore centinaia di persone manifestano con cori e picchetti contro il provvedimento e per la liberazione dei passeggeri detenuti in base al nuovo bando. ”Lasciateli entrare, lasciateli entrare”, gridano.

Intanto scoppia il caso del provvedimento preso da Ann Donnelly, giudice federale di New York, la quale ha emesso un’ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all’ordine esecutivo emanato dal presidente Donald Trump, che ha congelato gli arrivi da quei paesi per tre mesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti ne’ ha emesso un verdetto sulla costituzionalità dell’ordine esecutivo del presidente.

Si sono moltiplicate citazioni in giudizio nei confronti del governo per bloccare l’ordine della Casa Bianca per consnetire alle 100/200 persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti statunitensi sulla base dell’ordine esecutivo che il presidente Donald Trump di potere entrare nel paese.

Panico, rabbia, proteste e ricorsi legali, forse anche una class action. Il programma dei rifugiati (a tempo indeterminato per quelli siriani), ha più che dimezzando a 50 mila il numero di quelli previsti per quest’anno dall’amministrazione Obama.
Trump da canto suo insiste «Il mio ordine esecutivo non è una messa al bando dei musulmani. Sta funzionando molto bene», è la valutazione del presidente Usa. Si tratta di misure «molto rigide che danno i loro risultati», ha detto Trump rivolgendosi ai giornalisti, «Lo si può vedere negli aeroporti come ovunque. Controlli veramente severi che avremmo dovuto aver introdotto in questo paese da molti anni».

Tra i manifestanti anche l’attrice americana Cinthia Nixon, nota per il suo ruolo nella serie Sex and the City, e due deputati democratici di Ny, Jerry Nadler e Nydia Velasquez. Intanto il regista Michael Moore, sempre in prima fila nelle proteste anti Trump, ha invitato via twitter ad andare al terminal 4 dello scalo, epicentro della contestazione.

Il Nyt è sceso subito in campo sostenendo che il provvedimento è «illegale» perché viola la legge Usa che dal 1965 che vieta qualsiasi discriminazione contro gli immigranti basata sull’origine nazionale. Una discriminazione aggravata da quella religiosa, visto che Trump, oltre a mettere nel mirino solo Paesi musulmani, ha disposto di dare priorità in futuro ai rifugiati cristiani o di altre minoranze religiose perseguitate.


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