Licenziamenti per malattia, due casi da temere

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Nuove regole per i licenziamenti degli assenteisti da lavoro. Lo stabilisce la legge, che prevede due casi in cui si può licenziare un dipende in malattia: il primo caso è quando l’assenza supera la durata massima prevista dal contratto, il secondo è se tale assenza, nonostante sia compresa nei giorni massimi di assenza, comporti un grave danno all’organizzazione aziendale.

Si può però licenziare il dipendente durante l’assenza per malattia, per altre ragioni non legate al periodo d’assenza come una crisi aziendale o la ristrutturazione interna. Aumentano le verifiche di malattia: verrà creato un polo unico della medicina fiscale che “controllerà” i lavoratori.

L’Ansa ha reso pubblici i dati della ragioneria generale dello Stato. Le cifre aggiornate al 2015 mostrano che la media di giorni di assenza per malattia sono 9,2 a testa, 3 per la maternità, 2,1 per la legge 104 e uno per congedi straordinari. Il totale delle assenze del 2015, 126,5 milioni, è però in calo rispetto al dato del 2014, 132,8. Una riduzione che, però, coincide in parte con il calo del personale pubblico.

I nuovi contratti verranno stilati con lo scopo di “contrastare fenomeni anomali di assenteismo”. Lo dice l’accordo del 30 novembre tra sindacati e governo. Premi e penalità per chi è presente e chi si assenta in determinati giorni. Inoltre, non ci si potrà assentare per un’intera giornata per una visita medica, ma servirà un permesso ad ore con conseguente taglio dallo stipendio.


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