Romania, proteste no stop: la piazza chiede le dimissioni del governo

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La piazza di Bucarest non si accontenta e vuole un colpo di spugna deciso. Malgrado il dietrofront del governo e il ritiro del decreto salva-corrotti, continuano le manifestazioni di protesta in Romania. Almeno 500mila persone sono scese in piazza nel Paese, oltre 200mila solo a Bucarest, invasa da un fiume di persone.

Sei giorni di contestazioni, un evento senza precedenti dalla caduta del regime comunista. Il ritiro del decreto, che avrebbe permesso ad alcuni politici di sfuggire a procedimenti, non ha placato la rabbia dei manifestanti, che si sono radunati di fronte alla sede del governo.

“E’ chiaro che il popolo è unito – dice uno dei manifestanti – siamo tutti insieme, centomila, 150mila e più. La gente è arrivata a Bucarest, a piazza Vittoria, anche dalle altre città, siamo qui per cambiare le cose. Siamo pronti a cambiare la Romania e a renderla un Paese pulito, per il nostro futuro e i nostri figli”. Da più parti, intanto, si levano le richieste di dimissioni del governo socialdemocratico.

Le ultime mosse del governo, tuttavia, non sono state considerate sufficienti: nelle manifestazioni di domenica molte persone hanno chiesto le dimissioni del governo o almeno la rassicurazione che non ci sarebbero stati altri tentativi di approvare una legge che depenalizzasse la corruzione, uno dei problemi più gravi della Romania.

Il New York Times ha scritto che i passi indietro fatti finora dal governo sono stati percepiti come troppo piccoli e tardivi da molti manifestanti, che non hanno più fiducia nella capacità di governare del PSD.

Da decenni la corruzione è un problema enorme in Romania, che è uno dei paesi più corrotti dell’Unione Europea. Secondo uno studio del 2016, il 15 per cento dei parlamentari eletti nel 2012 era sotto indagine per corruzione, lo era stato o si era già dimesso in passato per accuse di questo tipo; negli ultimi anni, inoltre, centinaia di funzionari e politici sono stati arrestati per abuso di potere e corruzione.

Ad accendere tensione ulteriormente gli animi contribuisce anche la denuncia dei media sul ministro della Giustizia Florin Iordache: l’uomo chiave del governo avrebbe un lussuoso appartamento non denunciato e intestato ad altri.

L’ala radicale del movimento di protesta sembra avere la meglio sui moderati: sempre più spesso la richiesta dei dimostranti non è più solo la garanzia che non venga varata alcuna legge che possa proteggere politici sospettati, indagati o condannati per corruzione, bensì le dimissioni del governo.

Nulla si può dunque escludere, nemmeno il pericolo di violenti scontri tra avversari e sostenitori dell’esecutivo. Nelle prossime ore, ha annunciato il premier Grindeanu, il consiglio di gabinetto si riunirà per presentare una nuova proposta di legge sul codice penale. Ma per poi sottometterla al Parlamento, non per vararla come decreto urgente.


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