Brasile, polizia sciopera: 85 morti in 5 giorni nella città di Vitòria

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    A demonstrator waves a Brazilian flag during a protest in Sao Paulo, Brazil, Monday, June 17, 2013. Protesters massed in at least seven Brazilian cities Monday for another round of demonstrations voicing disgruntlement about life in the country, raising questions about security during big events like the current Confederations Cup and a papal visit next month. (AP Photo/Nelson Antoine)

Nello stato di Espirito Santo in Brasile la polizia militare ha proclamato sabato scorso un ammutinamento, una sorta di sciopero indiretto ed è scoppiato il caos.

In realtà gli agenti non possono scioperare ma familiari e amici degli agenti si sono piazzati da sabato davanti alle caserme e impediscono l’uscita di uomini e mezzi, reclamando aumenti salariali per i loro congiunti,  a questa si aggiunge una protesta della polizia civile.

La situazione è critica nella capitale, Vitoria, che in queste ore è messa a ferro e fuoco ed è preda di violenze e saccheggi. Per affrontare l’emergenza il governo centrale ha inviato 1.200 militari a Vitoria e nelle principali città dello stato, negli ultimi quattro giorni sono stati commessi 85 omicidi e si segnalano sparatorie in diversi quartieri della città. Le autorità locali chiedono rinforzi di truppe allo Stato centrale.

Da cinque giorni una città di 800 mila abitanti è ostaggio della criminalità, la popolazione vive nel terrore e non esce di casa, è quasi uno stato di guerra: sono state chiuse scuole, uffici pubblici, negozi, banche e pronto soccorso. La paura è che la protesta possa allargarsi ad altri stati e arrivare nelle grandi città con effetti che sarebbero devastanti.

Per le strade si vedono incendi, razzie, assalti, esecuzioni sommarie e regolamenti di conti. La morgue dell’Istituto di Medicina legale ha le celle frigorifero piene di cadaveri; molti corpi delle vittime sono abbandonati per le strade perché nessuno sa dove sistemarli.

Le cause vanno ricercate nella profonda crisi che attanaglia il paese, tre anni di recessione si fanno sentire. Tagli, licenziamenti, stipendi ridotti, aumenti negati. Non ci sono soldi. Le casse di molte amministrazioni restano vuote. E le proteste finiscono per contagiare anche chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini. Bande di criminali, piccole e grandi, si sono scatenate in una città che appariva deserta.

Sono stati assaltati 200 negozi, 100 case, tre Centri commerciali; sei autobus sono stati sequestrati e dati alle fiamme. Assieme a sparatorie tra chi partecipava ai saccheggi e chi cercava di difendersi. Il governatore si è praticamente arreso. Non era in grado di garantire la sicurezza. Ha invitato la popolazione a restare in casa e ha suggerito all’azienda dei trasporti di limitare le corse dei bus due ore al giorno per proteggere gli autisti.


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