Sigaretta elettronica, è allarme per la pratica del dripping

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La sigaretta elettronica fa meno male di quella tradizionale ma c’è un’altra pratica che preoccupa. Sembra infatti che un adolescente su quattro faccia di sigarette elettroniche e che almeno una volta abbia provato il “dripping”, la pratica che consiste nel far gocciolare la nicotina liquida direttamente sulle bobine di riscaldamento dei dispositivi per ottenere nubi di vapore più spesse. Questa pratica è ovviamente dannosa per la salute: i giovani, ricorrendo alla loro tipica fantasia adolescenziale, hanno introdotto questa cattiva abitudine per rendere più suggestiva l’esperienza della sigaretta elettronica.

“I liquidi delle e-cig contengono anche molti aromi chimici, come aldeidi, vanilline e alcol considerati sicuri per l’ingerimento, ma di cui poco si sa in merito alla tossicità di inalazione, in particolare quando sono volatilizzati ad alte temperature”, ricorda Krishnan-Sarin, ricercatrice di Psichiatria alla Yale University School of Medicine e principale autrice dello studio.

Da uno studio scientifico inglese pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, che ha seguito 180 tabagisti per circa un anno e mezzo emerge che sostituire completamente il tabacco standard con le e-cig ha notevolmente ridotto l’inspirazione di sostanze cancerogene e tossine.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le e-cig (sigarette elettroniche) non possono a oggi essere dichiarate né efficaci per la disassuefazione né sicuramente innocue, sia che il loro vapore contenga o meno nicotina. Sono poi in commercio decine di tipi diversi di sigarette elettroniche, con contenuti e miscele differenti.

La loro popolarità delle sigarette elettroniche è in crescita, anche in Italia: il rapporto annuale dell’Osservatorio fumo, Alcol e Droga (Ossfad) dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) nel 2016 ha registrato, per la prima volta dopo tre anni, un sensibile incremento dell’uso della sigaretta elettronica. In Italia gli utilizzatori di e-cig sono infatti passati dall’1,1 per cento della popolazione del 2015 al 3,9 per cento del 2016.

Poi c’è chi le usa entrambe: otto utilizzatori di e-cig nostrani su dieci sono infatti «duali», fumano sia sigarette normali che elettroniche, mentre tra gli utilizzatori esclusivi di sigaretta elettronica (18,4 per cento degli utilizzatori di e-cig) ci sono sia fumatori che hanno smesso di fumare (7,7 per cento) sia persone che si sono avvicinate per la prima volta alla sigaretta elettronica ma non erano fumatori (10,7).

L’indagine, sostenuta principalmente con il contributo del Cancer Research UK, trova i ricercatori londinesi dello University College e del King’s College a concludere che chi passa definitivamente dalla sigarette tradizionali alle elettroniche ha un consumo di sostanze chimiche cancerogene praticamente uguale a quello di chi utilizza i cerotti sostitutivi della nicotina, riconosciuti come un metodo efficace per smettere di fumare.

“Si può senz’altro dire che le sigarette elettroniche sono molto meno dannose delle sigarette convenzionali – spiega Roberto Boffi, pneumologo responsabile del Centro antifumo dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, come riporta il Corriere della Sera – anche se dev’essere ben chiaro che l’esposizione nociva non è pari a zero per quanto concerne le sostanze tossiche analizzate, come precisano gli stessi autori britannici, in quanto quello che è ormai matematicamente sicuro è che sviluppano meno composti tossici delle tradizionali sigarette”.

 


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