Giornata della memoria delle Foibe: manifestazioni per non dimenticare

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Montecitorio festeggia Il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo Giuliano – Dalmata. E insieme a loro, i tanti componenti delle Associazioni degli Esuli alla presenza di  centinaia di ragazze e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado, accompagnati dagli insegnanti, sugli scranni dell’Aula insieme a tanti componenti delle associazioni degli Esuli.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio ha dichiarato: “L’Europa della pace, della democrazia, della libertà, del rispetto delle identità culturali, è stata la grande risposta agli orrori del Novecento, dei quali le foibe sono state una drammatica espressione”. “Un impegno che, a 70 anni dal Trattato di Pace che mise fine alla tragica guerra scatenata dal nazifascismo, non può venire mai meno per abbattere per sempre il fanatismo, padre della barbarie e della crudeltà che si nutrono dell’odio”.

“Mai più guerre, discriminazione, odio. Non dimentichiamo gli italiani uccisi dalle autorità comuniste jugoslave e l’esodo degli italiani strappati dalle loro case”. Gli fa eco nell’Aula della Camera la presidente Laura Boldrini.

Diverse celebrazioni in tutta Italia. I segretari della Lega Nord e di Fdi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, saranno invece al sacrario di Basovizza a Trieste. Da Milano a Roma oggi l’Italia ricorda le sue vittime.

La ricorrenza del 10 febbraio viene ricordata anche Campidoglio, con la deposizione da parte del sindaco Virginia Raggi di una corona d’alloro al Milite Ignoto. I segretari della Lega Nord e di Fdi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, sono invece al sacrario di Basovizza a Trieste. Celebrazioni anche a Cagliari, Oristano e Assemini.

La ricorrenza di quest’anno è segnata dalla coincidenza con il 70/o anniversario del Trattato di pace di Parigi, che sancì la fine del secondo conflitto mondiale e la sconfitta dell’Italia, entrata in guerra sotto il regime fascista. Il Trattato, poi ratificato dal Parlamento nel settembre 1947, segnò l’inizio dell’esodo degli italiani da quelle terre dove erano vissuti da generazioni, e che la sconfitta aveva fatto passare alla Jugoslavia. Una fuga contrassegnata anche dalle barbare esecuzioni titine nelle foibe, dove caddero connazionali etichettati come “fascisti” e che erano per la maggior parte gente comune.

La storiografia “di sinistra” ha sempre legato la tragedia delle foibe alle precedenti violenze del regime fascista nelle terre dell’Istria. Ambigua la decisione di collegare le foibe con il 10 febbraio, quasi che il Trattato di 70 anni fa avesse da sé dato la stura alla violenza titina. Un atteggiamento che da destra viene definito “negazionista”. “È sconfortante e sconcertante che ci sia oggi in giro qualcuno che tenta di coltivare l’ideologia, balzana e balorda, del negazionismo”, diceo il vescovo di Trieste, mons. Giampaolo crepaldi, all’omelia della messa alla foiba di Basovizza.

Eppure in questi giorni, e da più parti, è stato semplicemente avanzato l’invito a “fare memoria” perché non vi sia più guerra e violenza, e i morti innocenti siano di tutti.

“Non è solo una celebrazione – conclude la Boldrini – ma l’occasione per ribadire l’impegno delle istituzioni italiane a lavorare insieme con le associazioni degli esuli. Su un monumento nel campo di concentramento di Dachau c’è una frase incisa in trenta lingue diverse che suona come un monito : “Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”. Noi che amiamo la pace, la libertà e la giustizia quel passato continueremo a ricordarlo. Oggi e – vi assicuro – anche negli anni a venire”.


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