Anagrafe, nomi vietati in Italia: come non puoi chiamare tuo figlio

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Il dubbio più grande quando nasce un figlio è il nome da dargli. La fantasia sui nomi si spreca e in Italia capita sempre più spesso di conoscere i vari “Jessica”, “Jennifer”, “Micheal” o “David”. Esistono però alcuni nomi su cui vige una precisa legislazione ed alcuni che sono del tutto vietati.

Probabilmente per tutela di bambini che si ritrovano nomi eccessivamente stravaganti a prescindere dalla loro volontà, l’anagrafe ha vietato ai genitori di chiamare in alcuni modi i propri figli. In Italia sono vietati i nomi ridicoli o vergognosi. Quelli stranieri devono essere scritti con lettere dell’alfabeto italiano, più J, K, X, Y, W. Sono vietati i nomi geografici, fatta eccezione per Asia, Italia, Europa o America. Vietato anche “Venerdì”, nome di uno dei personaggi del romanzo di Daniel Defoe “Robinson Crusoe”, perché considerato razzista.

Casi più particolari in Svezia, dove non è ammesso “Ikea”. Banditi anche “Metallica” e “Veranda”. Evento curioso nel 1996, quando una coppia volle chiamare, senza riuscirci, il proprio figlio “Brfxxccxxmnpcccclllmmnprxvclmnckssqlbb11116” per protesta contro le leggi locali, dove è necessario il benestare delle autorità sull’associazione di cognome e nome.

In Nuova Zelanda, invece, non si può chiamare il proprio figlio con nomi adibiti a cariche nobiliari. Impossibile usare anche le parole Lucifero, Giustizia e Stallone. Qualche anno fa i giudici hanno vietato i nomi “Fish” e “Chips” per due gemellini.

 

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