Guardia nazionale contro i migranti: attesa per nuovo decreto di Trump

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L’amministrazione di Donald Trump vuole schierare la Guardia nazionale contro gli immigrati. È un susseguirsi di conferme e smentite dopo la rivelazione dall’Associated Press, che ha citato un documento di 11 pagine nel quale viene messa nero su bianco una militarizzazione senza precedenti della lotta all’immigrazione illegale.

La prossima settimana è atteso il nuovo ordine esecutivo anti-terrorismo contro rifugiati e cittadini di Paesi islamici, in sostituzione del decreto bloccato dai tribunali, l’amministrazione sta considerando di ricorrere alla Guardia nazionale per fermare milioni di clandestini negli Stati Uniti.

Si teme una mobilitazione di centomila soldati statali americani al confine meridionale con il Messico, ma che si spinge a nord fino a Portland in Oregon.

Il documento pone al centro quattro stati, California, Arizona, New Mexico e Texas, per poi allargarsi a sette limitrofi, cioè Oregon, Nevada, Utah, Colorado, Oklahoma, Arkansas e Louisiana. Questi 11 stati insieme ospitano oggi metà della popolazione stimata di oltre 11 milioni di clandestini.

La Casa Bianca per ora nega che ci sia «uno sforzo per usare la Guardia Nazionale e rastrellare immigrati illegali» definendo la notizia «irresponsabile», ma il portavoce Sean Spicer ha ammesso di non poter escludere che l’idea sia stata discussa.

Trump ha ottenuto in questi giorni l’approvazione in Congresso del controverso responsabile dell’Agenzia per la protezione ambientale, Scott Pruitt, scettico dell’effetto serra.

È però rimasto all’ombra dell’ultimo grave smacco: il rifiuto dell’ex vice ammiraglio Robert Harward, giovedì notte, di accettare l’incarico di consigliere di sicurezza nazionale dopo che Mike Flynn è stato travolto dallo scandalo dei rapporti con la Russia, suoi e di numerosi altri stretti collaboratori di Trump. «Sono nel caos», ha sentenziato il senatore repubblicano John McCain parlando dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e alludendo a gravi tensioni a Washington quasi fosse preda dei “deep states”, gli stati profondi che caratterizzano governi ben lontani dagli Stati Uniti.

L’Ap ha indicato che il progetto sugli immigrati, potenziale fonte di nuove battaglie, è tuttora in discussione. Ai governatori degli stati, che controllano la Guardia nazionale a livello locale, il segretario della Homeland Security John Kelly lascerebbe la possibilità di partecipare su base volontaria.

Ma il documento è stato redatto quale guida per applicare l’ordine esecutivo di Trump sull’immigrazione con il quale aveva annunciato anche l’avvio della costruzione del muro alla frontiera messicana. Le truppe sarebbero autorizzate a «svolgere le mansioni di un funzionario dell’immigrazione in relazione a indagini, cattura e detenzione di clandestini negli Stati Uniti», comprese perquisizioni e arresti.

L’arruolamento dei soldati nella missione avverrebbe tramite l’espansione di un esistente programma di partnership tra stati e autorità centrali, il 287(g): creato da George W. Bush era stato ridimensionato da Barack Obama nel 2012 in risposta all’accusa di promuovere già eccessiva discriminazione.

In passato la Guardia nazionale era stata a volte utilizzata ai confini, ma per scopi umanitari o di semplice monitoraggio. Ad aggravare le polemiche oggi è il fatto che retate contro i clandestini sono già in corso, dopo che Trump ha ampliato i criteri per l’espulsione immediata includendo reati minori e infrazioni. In pochi giorni sono state espulse quasi 700 persone, che il governo ha definito per tre quarti seri criminali.

 


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