La Cina “punisce” Kim Jong-un e sospende le importazioni di carbone

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La Cina, sempre più irritata dalle “bravate” del dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha comunicato la decisione di sospendere tutte le importazioni di carbone dalla Corea del Nord fino al termine del 2017.

L’ha annunciato il ministero del Commercio di Pechino, cancellando così una delle principali fonti di valuta pregiata per Pyongyang. “Pechino fermerà temporaneamente le sue importazioni di carbone dalla Corea del Nord per il resto dell’anno”, ha detto il ministero in un comunicato pubblicato sul suo sito internet.

La decisione rientra nel quadro delle sanzioni confermate a livello Onu dopo i nuovi test missilistici effettuati da Pyongyang. La Cina era di fatto l’unico sbocco per la commercializzazione del carbone prodotto dalla Corea del Nord.

La mossa, già provata dall’11 al 31 dicembre scorsi, punta a rafforzare le sanzioni decise dall’Onu dopo i test balistici e nucleari. Pechino, per gli osservatori, sarebbe fortemente irritata per le ultime vicende del Nord, come il test missilistico di domenica.

Fino ad ora unico alleato del singolare regime, la Cina ha condannato l’ultimo test balistico di Pyongyang, dopo che i precedenti test nucleari e missilistici avevano portato Pechino a sostenere l’inasprimento delle sanzioni nei confronti del regime di Kim Jong-un.

Inoltre, la morte del fratellastro di Kim, Kim Jong-nam, lunedì in Malaysia, potrebbe aver ulteriormente irritato Pechino. Jong-nam viveva tra Macao e la capitale cinese. In parallelo il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha chiesto una ripresa dei negoziati a 6 (le due Coree, Giappone, Russia, Usa e Cina) per rompere il circolo vizioso tra test nucleari e missilistici da parte del regime di Kim Jong-un e la risposta internazionale con sanzioni.


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