Agricoltura al Sud, in crescita più che nel resto del Paese

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    A combine harvester harvests wheat in a field near Schnatting, Germany, 26 July 2011. Farmers are using the dry weather to harvest the grain. Photo: Armin Weigel -ALLIANCE-INFOPHOTO

Il Sud si riappropria della sua naturale vocazione e riparte grazie all’agricoltura: per la prima volta dopo molti anni, nel 2015 il Mezzogiorno è cresciuto più del resto del Paese: il Pil del Sud registra una crescita dello 0,8%, contro lo 0,5% del Centro-Nord e l’agricoltura ha spinto la ripresa, con una crescita del 7,3% «molto maggiore rispetto quella dell’agricoltura del Centro-Nord (+1,6%) e, nell’area, estremamente migliore di quella dell’industria (-0,3%) e dei servizi (+0,8%)».

I dati emergono dal rapporto Ismea-Svimez. Nel 2015 l’occupazione agricola al Sud era pari a circa 500 mila unità (+3,8% rispetto al 2014, pari a 18 mila persone). L’aumento ha riguardato sia i dipendenti che gli autonomi, ma al Sud sono più i primi, nel Centro Nord i secondi.

I posti di lavoro continuano a crescere anche nel 2016 (+5,8% nel primo trimestre, +6,5% nel secondo). L’aumento riguarda soprattutto i giovani under 35 (+9,1%). Del resto – sottolinea il rapporto – l’agricoltura ha assunto un ruolo di primo piano nella creazione di nuova occupazione giovanile al Sud.

Nell’anno accademico 2015/2016 gli immatricolati alle università del gruppo agrario hanno raggiunto un livello di quasi il 20% maggiore rispetto a dieci anni prima. Nella prima metà del 2016 l’occupazione giovanile in agricoltura è cresciuta dell’11,3% in Italia, e del 12,9% al Sud.

Una crescita alla quale ha dato un decisivo contributo il lavoro a tempo pieno (+14,4%). E anche il peso dell’imprenditorialità giovanile agricola è in evidente crescita: quasi 20 mila imprese il saldo positivo al Sud nei primi mesi dell’anno scorso. Molto bene anche l’andamento dell’export agroalimentare del Meridione. Nel 2015 sono cresciuti del 15,5% i prodotti agricoli meridionali (Centro Nord +9,6%) e del 7,6% quelli alimentari del Sud (Centro Nord +6,3%). In Europa il principale Paese importatore di prodotti alimentari meridionali è la Gran Bretagna.

«Questi dati confermano che il Sud può essere sempre più protagonista del rilancio dell’economia italiana, puntando sul settore agroalimentare’». Così commenta il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. «Passa da qui —aggiunge — una parte importante anche della lotta alla disoccupazione giovanile e proprio nel Mezzogiorno stanno nascendo realtà che interpretano con chiavi innovative e sostenibili la nuova agricoltura. Le politiche impostate dal governo negli ultimi tre anni di lavoro iniziano a dare risposte e dobbiamo proseguire con decisione su questa strada ben sapendo che ancora molto c’è da fare. Ci sono sfide aperte a partire da una più forte aggregazione e dal rafforzamento del contrasto alle agromafie e all’illegalità. È tempo di idee e progetti per dare futuro ai nostri territori».

Tra chi fa dell’agricoltura una scelta di vita la vera novità rispetto al passato, sono le new entry da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sulla campagna con estro, passione, innovazione e professionalità, i cosiddetti agricoltori di prima generazione. Secondo una analisi della Coldiretti/Ixe’, tra queste new entry giovanili nelle campagne, ben la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è più contento di prima.

Sale anche il peso dell’imprenditorialità giovanile agricola con quasi 20 mila imprese nate al Sud nei primi mesi dell’anno scorso.
Anche il peso dell’imprenditorialità giovanile è in forte crescita con Basilicata, dalla Calabria e Molise, protagoniste seguite a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna. Ma, nonostante questi andamenti incoraggianti, l’inerzia degli squilibri del passato li rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale.

L’attrazione che l’agricoltura esercita nelle giovani generazioni è l’elemento da cui partire per rafforzare un quadro che fa ben sperare sul versante occupazionale. Tutto ciò “indica una struttura più resiliente e al contempo più reattiva agli elementi di stimolo che, ora, sono da salvaguardare e rafforzare”, è il commento di Adriano Giannola, presidente dello Svimez.


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