Oleodotto Dakota, scade l’ultimatum e scoppiano incendi [VIDEO]

Attivisti incendiano tende contro oleodotto Dakota Access. Nel giorno in cui scade l’ultimatum per lo sgombero dell’area, alcune tende sono state incendiate dagli attivisti in North Dakota, all’interno del principale campo in cui da mesi continuano le proteste contro la costruzione del Dakota Access.

L’oleodotto, che attraversa alcune riserve di nativi americani, ha di recente ricevuto il via libera da Donald Trump: il presidente il 24 gennaio scorso con un ordine esecutivo aveva dato il via libera alla costruzione del Dakota Accesse di Keystone XL.

Oggi alle 15 ora di New York, le 21 in Italia, scade l’ultimatum per lo sgombero del campo. Nei giorni scorsi erano già iniziate le operazioni di sgombero, che da oggi dovrebbero essere portate a termine.

Barack Obama ha assunto un atteggiamento diverso nei confronti dei due oleodotti. Ha bloccato la costruzione di Keystone XL, che collega il Canada al Golfo del Messico, mentre ha detto di voler valutare un cambio di tracciato per il Dakota Access, per evitare che le riserve indiane venissero attraversate.

Trump vuole andare avanti a tutti i costi malgrado le banche stiano seriamente pensando di non finzanziare più l’opera che farebbe perdere loro la reputazione perché si tratta di uno scempio e una forzatura.

Dall’amministrazione statunitense è arrivato infatti l’ultimatum ai nativi accampati nell’area che si trova all’interno della grande riserva di Standing Rock: o ve ne andate o scatteranno gli arresti.
In queste ore scadono i termini per liberare il campo occupato da circa sei mesi dai manifestanti. Secondo fonti stampa locali, al momento resta qualche centinaio di persone contro le migliaia degli inizi della protesta.
L’ultimatum è arrivato anche per motivi di sicurezza, perché secondo il governatore del nord Dakota, Doug Burgum, la neve che si sta sciogliendo rischia di allagare l’area e contaminare i fiumi vicini se i rifiuti accumulati non verranno portati via.
Nonostante ciò c’è uno zoccolo duro di Sioux che conta di rimanere resistendo alla minaccia di evacuazione forzata. «L’accampamento continuerà – ha detto Phyllis Young, uno dei leader del campo – la libertà è nel nostro Dna e non abbiamo altra scelta se non continuare a lottare».


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