Alitalia, Mediaset, concorrenza, governo, euro. La parola a Calenda

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È un Calenda in vena di dichiarazioni quello intervenuto al forum organizzato dal quotidiano Il Foglio al Piccolo Eliseo a Roma. Tanti, infatti, sono i temi caldi che turbano il ministro dello sviluppo economico e che riempiono l’agenda del governo. Dalla piaga Alitalia, alla scalata Mediaset di Vivendi, passando per i conti pubblici e un rimpianto nostalgico per il referendum.

Proprio riallacciandosi al caso Mediaset-Vivendi, il ministro, su assist del moderatore dell’evento (il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa), coglie la palla al balzo per parlare di ddl concorrenza, definendolo una norma “anti-scorrerie”.

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“Non dobbiamo fare una norma anti-Bolloré, ma una norma mutuata da Francia e Stati Uniti sarà inserita nel prossimo ddl concorrenza e prevederà che quando compri il il 5% di un’ azienda quotata devi dichiarare perché lo stai facendo.

Ovviamente, non sarà una norma retroattiva visto che entrerà nel ddl concorrenza ma salverà da situazioni simili” ha affermato Carlo Calenda. Parlando, quindi, del caso Mediaset -Vivendi , “quello che rileva”, ha continuato, “non è la proprietà di Mediaset  ma che l’azienda non sia paralizzata”.

E comunque la risposta “non è mai l’italianità”, ha proseguito Calenda, “ma non è che noi siamo più fessi degli altri, stiamo andando verso una fase storica in cui tornerà purtroppo il nazionalismo economico.  Non dobbiamo pensare in termini di difesa assoluta dell’italianità ma in termini di realismo. Non dobbiamo essere dei ‘bambini naif’, figli di nazionalismi altrui.” Il ministro ha auspicato che il ddl possa essere approvato definitivamente entro aprile. Il testo dovrebbe andare in Aula al Senato la prossima settimana, o più probabilmente la successiva. Ricevuto l’ok di Palazzo Madama servirà però un nuovo passaggio alla Camera.

 

Carlo Calenda all'evento "Per un'Italia libera dalle ganasce economiche", Piccolo Eliseo, Roma.

Carlo Calenda all’evento “Per un’Italia libera dalle ganasce economiche”, Piccolo Eliseo, Roma.

A queste dichiarazioni è seguita una riflessione sull’attuale assetto politico economico italiano. “Il referendum è stata una grandissima occasione persa. Il Pd, l’ attuale partito di maggioranza, si sieda con il governo per indicare il termine della legislatura, elaborare l’agenda e ci dica come dobbiamo strutturare ed equilibrare il prossimo Def. Si dice privatizzazioni no, nuove tasse no, nuovi tagli no e infrazione no: qualcuno ci spieghi come queste cose stanno insieme” ha sentenziato Calenda.

“L’ ex presidente del consiglio (Matteo Renzi) mi diceva che di politica non ne capivo nulla. Il PD deve capire come agire o si arriverà alla fine anticipata della legislatura.  D’altronde, sciogliere le camere durante le elezioni francesi e quelle tedesche sarebbe un azzardo” ha proseguito con tono alquanto seccato.

Il ministro dello sviluppo economico si è poi detto scettico su una probabile uscita dell’Italia dall’eurozona e auspica fiducia nei confronti di Padoan e dei tecnici affinché il Paese non incorra in nessuna procedura di infrazione circa i conti pubblici, da parte di Bruxelles.

Nella tarda serata è infine stato raggiunto un accordo tra i sindacati e Alitalia, tema sul quale Calenda insieme ai ministri Del Rio e Poletti, si è molto speso negli ultimi mesi.  “L’accordo raggiunto mi sembra un importante passo avanti per ricreare un clima costruttivo e utile ad affrontare le prossime settimane”, ha subito commentato Calenda, Il ministro ha quindi ringraziato a nome del Governo i sindacati e l’azienda per il segnale di responsabilità che hanno dato.

Per la Filt Cgil l’accordo è positivo perché “ferma le decisioni unilaterali dell’azienda e riafferma il ruolo del contratto nazionale”. Con l’accordo, aggiunge la Fit Cisl, che “recepisce il nodo centrale delle richieste del sindacato“, “gli alibi sono finiti: i vertici hanno compreso che il rilancio di Alitalia può avvenire solo con la partecipazione di tutti e non con scelte al buio calate dall’alto”.


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