Doping in Russia, Putin ammette l’errore: “I controlli hanno fallito”

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Dopo avere sempre smentito ogni responsabilità, Vladimir Putin si è prodotto in un (parziale) ‘mea culpà sull’annoso scandalo del doping.

Il sistema di controllo in Russia «non ha funzionato» – ha detto – e questo «è colpa nostra». Allo stesso tempo, però, il presidente russo ha nuovamente negato che la Russia si sia impegnata in un programma di «doping di Stato», così come sostenuto da Grigory Rodchenkov, ex direttore del laboratorio antidoping di Mosca.

«Voglio dirlo ancora una volta: non c’è mai stato e spero che non ci sarà mai alcun sistema statale per il doping, semmai solo la lotta contro gli abusi», ha dichiarato Putin in una riunione sui preparativi per le Universiadi di Krasnoyarsk del 2019.

«Per quanto riguarda i reclami presentati su presunti segni di manomissione trovati su alcuni campioni di prova – ha poi sottolineato – noi non ne comprendiamo il significato, perché non c’erano state lamentele quando abbiamo presentato quei campioni per i test. In caso di contestazioni, queste avrebbero dovuto essere indicate nelle relative relazioni. Ma nulla di tutto ciò è accaduto. Quindi – ha concluso Putin – vuol dire che i campioni sono stati conservati da qualche parte e noi non possiamo essere ritenuti responsabili per lo stoccaggio».

“Il sistema di controllo sull’uso di sostanze dopanti, esistito finora in Russia, non ha funzionato: è colpa nostra. Bisogna dirlo senza giri di parole e ammetterlo”, ha concluso, augurandosi che le indagini rivelino i colpevoli della situazione che si è creata.

Detto questo, Putin ha concesso che la Russia dovrà «tener conto del lavoro della commissione indipendente (quella di McLaren, ndr) e delle richieste della Wada, perché bisogna riconoscere che noi abbiamo dei casi ovviamente dimostrati di doping e ciò non è assolutamente ammissibile».

Putin ha poi espresso la speranza che, «con l’aiuto di esperti russi e stranieri, venga predisposto un sistema antidoping efficace». «Mi aspetto – ha detto ancora – che la Commissione guidata da Vitaly Smirnov prosegua le sue attività finalizzate al monitoraggio: si deve fare tutto il possibile affinché i nostri giovani atleti non debbano affrontare problemi di doping. Faremo tutto il possibile per costruire una cooperazione significativa con i nostri interlocutori, tra cui la Wada (World Anti-Doping Agency, ndr) e il Comitato olimpico internazionale».


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