Giudice vieta a genitori di portare bimba malata di cancro all’estero

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I giudici del Tribunale dei Minori di Milano sono intervenuti per vietare ai genitori di una bambina malata grave di portarla all’estero, precisamente in Israele per sottoporla a una “terapia molecolare”.

Le motivazioni dicono che si tratterebbe solo di “un viaggio della speranza”, non convinti che il medico di Tel Aviv al quale i genitori avrebbero voluto portare la bambina avrebbe potuto salvarla.

La piccola ha solo tre anni e un gliobastoma diffuso dalla linea mediana, un tumore al cervello particolarmente aggressivo. Era stata curata dall’Istituto Tumori di Milano, doveva la malattia era stata aggredita con successo grazie a un ciclo di chemioterapie, senza effetti collaterali per la piccola, che non aveva né perso i capelli né avuto nauseo.

I medici avevano riscontrato un “eccellente recupero neurologico”, mentre esami successivi avevano confermato che la “stabilità volumetrica” della malattia, con la massa tumorale che non sembra essersi allargata.

I suoi genitori però si erano rivolti nel frattempo all’estero, avvisando l’Istituto. Secondo il professor Shlomi Costantini, la malattia della bambina sarebbe meno aggressiva di quanto diagnosticato dai colleghi italiani e quindi curabile con la “terapia molecolare”. A questo punto, il papà e la mamma della bambina decidono di interrompere le cure a Milano e partire il 13 febbraio a Tel Aviv.

L’Istituto milanese ha avvertito la Procura, specificando le gravi conseguenze a cui la bimba potrebbe essere sottoposta con un cambio di terapia. Il tribunale dei minori ha quindi bloccato il trasferimento.

L’istituto oncologico, scrive Repubblica, si è messo in contatto con il professore di Tel Aviv, che però non avrebbe fornito informazioni scientificamente valide sul suo metodo di cura.

 

Oggi la bambina è ricoverata in un’altra struttura, mentre il Tribunale dei minori ha autorizzato i genitori a scegliere un ospedale in Italia dove ritengono che la piccola possa ricevere la migliore delle cure.

Ciro Cascone, a capo della procura per i minorenni, spiega: “La libertà di cura non è in discussione, ma quando si tratta di minori, il genitore deve avere consapevolezza delle scelte terapeutiche, che devono essere orientate al miglior interesse del bambino. Se, come in questo caso, si esce dal tracciato dei protocolli scientifici riconosciuti, dobbiamo intervenire”.


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