Caso Consip: la risposta di Matteo Renzi alle accuse di Beppe Grillo

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“Caro Beppe Grillo, ti rispondo da blog a blog dopo aver letto le tue frasi su mio padre. Non sono qui per discutere di politica. Non voglio parlarti ad esempio di garantismo, quello che il tuo partito usa con i propri sindaci e parlamentari indagati e rifiuta con gli avversari. Quando è stata indagata Virginia Raggi io ho difeso la sua innocenza che tale rimane fino a sentenza passata in giudicato. E ho difeso il diritto-dovere del Sindaco di Roma di continuare a lavorare per la sua città. Ma noi siamo diversi e sinceramente ne vado orgoglioso.
Niente politica, per una volta. Ti scrivo da padre. Ti scrivo da figlio. Ti scrivo da uomo”. Comincia così il lingo post pubblicato da Matteo Renzi sul suo profilo Facebook, in riposta alle accuse reiterate da Beppe Grillo.

Il leader del Movimento Cinque Stelle, infatti, in un post apparso sul suo blog aveva criticato l’ex premier, scagliandosi contro la sua dichiarazione sul genitore Tiziano, coinvolto nello scandalo Consip: “Per mio padre doppia condanna”.

“Ma cosa vuol dire ‘per mio padre doppia condanna’?- scrive Grillo nel suo blog-  E poi, cosa significa questa girandola di accuse incomprensibili? Una cosa alla volta: sicuramente nessuno avrebbe mai pronunciato una frase del genere prima di oggi, che sia gente malata lo dico da sempre: arrivismo e sterile incapacità a riconoscere le emozioni proprie e degli altri: insomma il travestitismo morale alexitimico. Se a Berlusconi avessero toccato la mamma si sarebbe costituito, il menomato morale non si rende neppure conto che questa uscita lo segnerà per sempre. Come si fa a dimenticarla? Dal piazzista di pentole al piazzista di anime, ricordi, amore… mio padre è un pezzo di quel puzzle che non mi riesce mai: lo butto via, lo regalo dopo un “venghino siori venghino” al mercatino improvvisato dei cimeli di famiglia. Ma perché l’ ha detta?- prosegue- Probabilmente si è cortocircuitato l’avatar mentale del ragazzetto con la sua personalità reale. Un uomo minuscolo che improvvisamente si rende conto del fatto che i giornali non sono, e non sono mai stati, al suo servizio. Sono padroni senza alcuna morale ed etica, pronti a fare con lui quello che lui, istintivamente, ha fatto subito dopo con suo padre… buttarti nel cesso, doppia condanna al papà e alla mamma un ergastolo! Venghino Siori venghino”.

Renzi, dal canto suo, non le manda a dire e accusa l’ex comico di sciacallaggio mediatico, invitandolo a consultare il codice penale prima di procedere con le accuse.

“In una trasmissione televisiva ieri ho spiegato la mia posizione, senza reticenze. Da uomo delle istituzioni ho detto che sto dalla parte dei giudici. Ho detto provocatoriamente che se mio padre fosse colpevole meriterebbe – proprio perché mio padre – il doppio della pena di un cittadino normale. E ho detto che spero si vada rapidamente a sentenza perché le sentenze le scrivono i giudici, non i blog e nemmeno i giornali. Per decidere chi è colpevole e chi no, fa fede solo il codice penale, codice che pure tu dovresti conoscere, caro Beppe Grillo.Dire queste cose costa fatica quando è indagato tuo padre. Ma è l’unico modo per rispettare le Istituzioni. Perché quando hai giurato sulla Costituzione, quando ti sei inchinato alla bandiera, quando hai cantato l’inno nazionale davanti a capi di stato stranieri rimani uomo delle Istituzioni anche se ti sei dimesso da tutto. Anziché apprezzare la serietà istituzionale tu hai cercato di violare persino la dimensione umana della famiglia. Non ti sei fermato davanti a nulla, strumentalizzando tutto”, scrive Renzi su Facebook.

Spazio, poi, al sentimentalismo e a ricordi dell’infanzia, un padre e un nonno sempre presente che si è commosso quando Matteo e la moglie Agnese gli hanno annunciato l’arrivo dell’ultimo nipote.
“Questo è mio padre. Buttati come sciacallo sulle indagini, se vuoi, caro Beppe Grillo- tuona Renzi-. Mostrati per quello che sei. Ma non ti permettere di parlare della relazione umana tra me e mio padre. Perché non sai di che cosa parli e non conosci i valori con i quali io sono cresciuto. Spero che i tuoi nipoti possano essere orgogliosi di te come lo sono di Tiziano Renzi i suoi nove nipoti Mattia, Francesco, Gabriele, Emanuele, Ginevra, Ester, Maddalena, Marta e Maria.E spero che un giorno ti possa vergognare – anche solo un po’ – per aver toccato un livello così basso.
Ti auguro una buona serata. E ti auguro di tornare umano, almeno quando parli dei valori fondamentali della vita, che vengono prima della politica”, conclude l’ex primo ministro.

In serata, non si è fatta attendere la risposta del portavoce del Movimento Cinque Stelle, che ha definito Matteo Renzi “una gaffe esistenziale”, invitandolo a rileggere e rivedere il suo post di sfogo.

Ma cos’è lo scandalo Consip?

Si tratta di una società pubblica che si occupa di gestire gli acquisti di tutti gli uffici pubblici italiani (comuni, ospedali, ministeri…). La Consip organizza i bandi, cercando di garantire il prezzo migliore sul mercato e limitando i rischi di corruzione, su beni e servizi di ogni tipo: dalle lavagne nelle classi alle siringhe usate negli ospedali fino alle pulizie dei bagni dei municipi. Movimenta cifre che ruotano attorno ai 50 miliardi di euro l’anno. Qualche mese fa, i pm di Napoli Celeste Carrano e John Woodcock stavano indagando su degli appalti per le pulizie nell’Ospedale Cardarelli, quando si sono imbattuti in quello che loro hanno ipotizzato essere un “sistema corruttivo” messo in piedi nella Consip da Alfredo Romeo. Quest’ultimo, già  arrestato per corruzione nel 2008 e poi prosciolto da tutte le accuse,  nel 2013 fa una donazione di 60 mila euro alla fondazione Open di Matteo Renzi. Quanto alla Consip, Romeo “avrebbe comprato” un dirigente, tale Marco Gasparri, il quale in cambio di tangenti avrebbe fornito a Romeo informazioni privilegiate, tra cui “l’appalto più grande d’Europa”. A questo punto, entra in scena (e tra gli indagati) Tiziano Renzi, sessantaquattrenne padre di Matteo che, secondo i magistrati, avrebbe messo a disposizione le sue conoscenze dentro Consip per far vincere gli appalti a Romeo in cambio di soldi. Nella vicenda sarebbe stato fatto anche il nome di Luca Lotti, attuale ministro dello sport. I nomi di Tiziano Renzi e di Luca Lotti risulterebbero da alcune intercettazioni in possesso dei pm.


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