Krokodil, la droga russa che “si mangia” lentamente i tessuti

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Il krokodil è una sostanza che fa parte del gruppo degli oppiacei. Normalmente viene ricavata dalla codeina (un analgesico di facile reperibilità) mixata con vari altri composti come benzina, olio, detersivi, iodio o e fosforo rosso (la polvere compatta che forma la “testa” dei fiammiferi).

Viene chiamata così perché dà alla pelle un aspetto squamoso e nei punti di iniezione (tramite endovena) si possono creare ulcere e scarnificazioni molto gravi.

Una droga potente e a basso costo con degli effetti collaterali davvero pesanti. È difficile pensare che chi consuma questa sostanza possa sopravvivere molti anni: il krokodil è molto dannoso anche per gli organi interni.

Nel territorio della Russia, dove è nata la droga, la diffusione è davvero problematica. La gente la prende perché ha effetti potenti e costa poco. Certo è che le dipendenze che devastano alcuni tossicodipendenti sono così forti e alteranti la realtà psichica che il bisogno di droga supera ogni preoccupazione e considerazione. Andare a pagare per una cosa che ti distrugge significa che sei arrivato a una situazione dove hai perso alcuni parametri fondamentali che riguardano te stesso.
Gli effetti collaterali gravemente tossici nel caso del krokodil, come altre droghe, sono collegati soprattutto alla preparazione, dice l’esperto. Fin dalla prima assunzione ci sono conseguenze nocive a livello di fegato, cervello, sistema nervoso in generale.

Oltre alla perdita dei freni inibitori si registra forte aggressività. I tessuti spesso si “dissolvono” ed è necessario amputare gli arti. I danni sono rapidi: ulcere, infezioni, flebiti, difficoltà per il sangue di raggiungere le parti periferiche, da qui, la cancrena.

È anche denominata l’eroina dei poveri ma la sua notorietà attuale è legata agli effetti tossici sulla pelle; questa può presentarsi come nei coccodrilli squamosa e verde; spesso è cadente e può mettere in mostra l’anatomia dell’arto, compresi legamenti e tendini. Tali effetti sono evidenti soprattutto nella sede di iniezione; flebiti o gangrena possono essere di tale gravità che in alcuni casi hanno richiesto l’amputazione dell’arto.

Dal punto di vista farmacologico la sua azione non differisce da quella dell’eroina, se pure gli effetti durano un po’ meno tra 4-6 ore.

Più spesso il decesso è dovuti alle gravi infezioni che sopravvengono in tessuti necrotici ed esposti.


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