Spunta video del figlio di Kim Joung-un: “Mio padre ucciso da mio zio”

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Pubblicato un video su Youtube in cui un uomo che dice di essere il figlio di Kim Jong-nam, fratello del leader della Corea del nord Kim Jong-un, ringrazia alcuni paesi che lo hanno aiutato a “mettersi in salvo” con la sua famiglia.

Kim Jong-nam è stato assassinato il 13 febbraio all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur con il gas nervino e sulla vicenda sono ancora molti i punti insoluti.

Il video della durata di 40 secondi è stato pubblicato dal gruppo Cheollima noto per l’attività a sostegno dei dissidenti del regime. Si vede un giovane, identificato come Kim Han-sol figlio ventunenne di Kim Jong-nam, che mostra il passaporto (censurato da una pecetta nera) e dice: “Mio padre è stato ucciso pochi giorni fa. Insieme a me ci sono mia madre e mia sorella”.

Sul video scorrono scritte in coreano e in inglese con ringraziamenti a una serie di paesi: Paesi Bassi, Cina, Stati Uniti e un quarto non espressamente nominato, che avrebbero aiutato la famiglia del fratello di Kim Jong-un a mettersi in salvo in un luogo sicuro.

Kim Han-sol è il figlio della seconda moglie di Kim Jong Nam, dopo gli studi in Serbia, sembra vivesse a Macao sotto la protezione di Pechino. Sulla pagina del gruppo Cheollima si legge anche che la richiesta di aiuto da parte della famiglia del fratello del leader della Corea del Nord è stata immediatamente presa in carico, che i parenti stretti sono stati rapidamenti messi in salvo e che questo è il primo e l’ultimo messaggio che sarà diffuso sulla vicenda. “Cheollima” è il nome di un mitologico cavallo del folklore coreano e cinese in grado di viaggiare su grandi distanze.

In un’intervista nel 2012, Kim Han-sol aveva detto di sognare una vita migliore per il popolo nordcoreano e definito lo zio Kim Jong-un «dittatore». Il padre Kim Jong-nam aveva espresso giudizi simili ed è stato assassinato in modo atroce, con una sostanza nervina proibita da tutte le convenzioni sulle armi chimiche.
La polizia malese ha identificato otto nordcoreani, tutti ricercati per il delitto. Al momento in carcere ci sono solo due donne, una vietnamita e una indonesiana, accusate di essere le esecutrici materiali, quelle che hanno spruzzato in faccia a Kim Jong-nam il nervino VX e dopo la cattura si sono difese sostenendo di essere state coinvolte in quello che credevano un gioco per uno «Scherzi a parte» tv. Le relazioni tra Kuala Lumpur e Pyongyang si sono interrotte con il richiamo degli ambasciatori e il blocco dei rispettivi cittadini.


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