Novità Def 2017: cuneo fiscale, spending review, 80 euro e iva

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Manca poco meno di un mese al 10 aprile, data di consegna del Def 2017 al ministero dell’economia e delle finanze, che, secondo le prime indiscrezioni, sarà concentrato soprattutto su quattro argomenti molto dibattuti. Si tratta, in particolare, del taglio al cuneo fiscale, del bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti, di ulteriori manovre di spending review e dell’Iva per far quadrare i conti della finanza pubblica. Il Def farà da cornice anche alla manovra da 3,4 miliardi per correggere il debito pubblico e rimettersi in linea con le regole di Bruxelles, al fine di evitare la tanto temuta procedura di infrazione.

Cuneo fiscale: “Giù le tasse su lavoro”

“Giù le tasse su lavoro” ha dichiarato il premier Gentiloni in settimana, indicando la rotta sulla quale naviga Palazzo Chigi.  Ma cos’è il cuneo fiscale? Esso è la somma delle imposte (dirette, indirette o sotto forma di contributi previdenziali) che pesano sul costo del lavoro, sia per quanto riguarda i datori di lavoro, sia per quanto riguarda i dipendenti (e i liberi professionisti). In soldoni, il cuneo fiscale è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga. In Italia questa differenza è molto alta. Sul cuneo le prime ipotesi parlano di un intervento che può partire da 1-1,5 miliardi, attraverso la riduzione di cinque punti (per due terzi a beneficio delle imprese, e per un terzo ai lavoratori) dei contributi previdenziali per i nuovi assunti. Così facendo, da una parte le imprese beneficerebbero di un taglio netto di 2 punti di costo del lavoro, dall’altra i lavoratori potrebbero scegliere di incrementare del 2% la loro busta paga (dovrebbero però pagare l’aliquota marginale Irpef su tale incremento) oppure di devolvere la stessa somma alla previdenza integrativa (deducendola dall’imponibile Irpef). La conseguente riduzione dell’aliquota determinerebbe una riduzione effettiva dei versamenti contributivi e ,pertanto, una pensione di importo proporzionalmente ridotto. Tuttavia, sarebbe necessario che lo Stato “fiscalizzasse”, facendosi carico della mancata contribuzione. L’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro scenderebbe dal 23,81 al 21,81%, mentre quella versata dal lavoratore passerebbe dal 9,19 al 7,19%.

Bonus di 80 euro

Il destino del cuneo fiscale è strettamente correlato anche ad un’altra manovra prevista nel documento stilato dal ministero di via XX settembre: il bonus 80 euro. Palazzo Chigi ha infatti confermato di voler portare avanti la detrazione per incentivare i consumi.  Restano, però,  da risolvere alcuni nodi, come l’incertezza sul rischio di restituzione che frena i contribuenti e li spinge a destinare gli 80 euro ai risparmi più che ai consumi. La questione più spinosa, a tal proposito, riguarderebbe gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici che quest’anno si vedranno rinnovare i contratti, con un aumento di 85 euro medi e che si vedrebbero togliere il bonus Renzi.

Spending review

Nel Def 2017 troverà un posto di primo piano la cosiddetta “spending review”, la  revisione della spesa. Il governo, infatti,  punta a rafforzare il processo già in atto facendo leva sul nuovo meccanismo previsto dalla riforma del bilancio (approvata la scorsa estate dal Parlamento), che vincola maggiormente i ministeri al rispetto dei budget.  Entro fine mese, dovrebbero arrivare nelle mani del mef le relazioni da allegare al Def sulla realizzazione degli obiettivi programmatici di ciascun ministero. Grazie a questo taglio della spesa, il governo conta di ricavare una somma compresa tra i cinque e i sette miliardi di euro.

Clausole di salvaguardia Iva

Si parla dell’incremento dal 10 al 13% dell’IVA agevolata e dal 22 al 25% di quella ordinaria. L’Iva, insieme alle tax expenditures (ovvero la razionalizzazione che cancellerebbe alcune agevolazioni fiscali), ha rappresentato uno dei temi politicamente più delicati di questi anni. Matteo Renzi ha detto esplicitamente che l’aumento dell’Iva sarebbe  un grave errore politico. Anche per questa ragione le ipotesi di taglio di agevolazioni sono al momento minime, e non superano l’orizzonte dei 300 milioni di euro.

 


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