Logan – The Wolverine, l’addio dei personaggi più amati degli X-Men

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L’1 marzo è uscito nelle sale cinematografiche Logan, il nuovo film della Marvel con protagonista Wolverine. Ispirato dal fumetto Marvel Comics, Vecchio Logan di Mark Millar e Steve McNiven, è il sequel di X-Men Le origini – Wolverine (2009) e di Wolverine – L’immortale (2013). Inoltre, si tratta della decima pellicola della saga degli X-Men. È scritto da Scott Frank & Mangold e Michael Green ed è interpretato dagli immancabili Hugh Jackman e Patrick Stewart, con Richard E. Grant, Boyd Holbrook, Stephen Merchant e Dafne Keen. Questo sarà l’ultimo film in cui Jackman e Stewart interpreteranno rispettivamente Wolverine ed il Professor X, a diciassette anni dal primo film.

Finalmente, dopo anni di attesa ecco che un film sugli X-Men ritorna ad essere una pellicola prettamente da cinema piuttosto che sembrare una puntata di una serie tv.

Infatti, il film si sviluppa in una storia a sé stante, tranquillamente visibile anche da chi non ha mai seguito la saga.

Logan, nonostante senta molto l’influenza dei road movie e dei western, naturalmente riadattandoli nell’ottica dei supereroi, riesce ad essere comunque cinico e ironico, specialmente per quanto riguarda il rapporto tra Wolverine e il Professor X, paragonabile a quello tra padre e figlio.

Da tempo, Hugh Jackman, diventato ormai il simbolo dell’antieroe della Marvel, aveva deciso di ritirarsi da due anni e che quindi Logan sarebbe stato il suo congedo definitivo dalla saga.

Nonostante si voglia, in questa sede, limitare al massimo gli spoilers, purtroppo, alcuni dei temi principali sono strettamente connessi alla trama e ai personaggi.

È il 2029 e il “Gene-X” è quasi scomparso dalla terra e i pochi mutanti rimasti vivono ai margini della società. Lo stesso Logan, ormai invecchiato per un indebolimento dei suoi geni mutanti, causato da avvelenamento da adamantio, si arrangia e vive grazie al suo lavoro da autista da limousine, continuando a badare all’anziano professor Xavier.

Gli eroi principali sono tre e altrettanti sono gli antagonisti che li ostacoleranno. Naturalmente, il personaggio principale è Logan, mentre Laura, o X-23, e il Professor X ricoprono un ruolo nettamente secondario diventando spesso e volentieri gli aiutanti del reale protagonista.

Nonostante questo, Xavier riesce a rubare, a volte, la scena a Wolverine.

Quello che più colpisce è il rapporto tra Logan e Laura che sprigiona un’intensità travolgente, che in qualche modo richiama Un mondo perfetto di Clint Eastwood.

Ma quello che Logan trasmette principalmente è il messaggio della fine dell’eroismo, o almeno come lo abbiamo inteso fino ad oggi. Infatti, non c’è più retorica, non c’è più stupore verso i superpoteri, non c’è più l’esaltazione dell’eroe, ma esiste la tragedia e la condanna nell’essere umani che ci costringe a venire a patti con l’idea che l’eroismo è finito.

Sempre di più l’eroe è avvilito dalla vita e non ha nessuna speranza di redenzione.

Questo è l’eroe del XXI secolo, colui che compie azioni eroiche conscio del fatto che per lui non ci sarà gloria.

Per figurare e rappresentare ancora meglio questa realtà, Mangold riduce gli effetti speciali all’osso e rallenta il tempo, infatti, se negli altri film le scene si susseguivano in modo molto rapido, adesso se la prende con calma.

Credo che James Mangold sia uno dei pochi registi rimasti a guardare al futuro mantenendo uno stile tipicamente anni ‘90.

Detto ciò, dopo una lunga vita passata a militare in prima fila con i compagni sostenitori della saga e in particolare di Wolverine, ho deciso di trascurare il fatto che fosse l’ultimo film, ma la nostalgia che ho provato a guardare Logan è direttamente proporzionale all’amarezza in cui è annegato il mio cuore. Infatti, Hugh Jackman mi manchi.


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