“Sì” ufficiale alla Brexit, la Scozia si ribella

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Sì alla Brexit. La Camera dei comuni e la Camera dei lord hanno approvato la legge per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. La Camera alta, dopo un’iniziale opposizione, non ha potuto far altro che accettare la decisione. Oggi ci sarà la firma della Regina Elisabetta alla legge. Dopodiché si passerà ai contatti diretti con Bruxelles per uscire dall’Ue.

Sorgono problemi per la situazione della Scozia. Edimburgo pensa ad uscire dal Regno Unito e prepara un referendum per il 2018. Una situazione delicata, già verificatasi qualche anno fa. Se la Scozia uscisse dallo United Kingdom, resterebbero così “unite” solo Inghilterra e Galles, visto che anche l’Irlanda del Nord vuole percorrere la stessa strada scozzese. La prima ministra di Edimburgo, Nicola Sturgeon, leader del Partito nazionale scozzese, partito nazionalista, ha lanciato l’idea dell’indipendenza. La storia si ripete. Era già successo, fallendo, nel settembre 2014.

La politica ha spiegato che rispetto al 2014 “le condizioni sono mutate”. “Londra ha eretto un muro d’intransigenza di fronte a cui non è possibile far altro. Bisogna tornare al voto fra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019, in modo che i cittadini scozzesi possano scegliere il loro futuro”, dice la Sturgeon. Serve il benestare di Londra per poter andare al voto e il governo britannico, al momento, ha detto “no” perché “il referendum porterebbe ad un’enorme incertezza economica per tutta la Gran Bretagna”.

Theresa May, prima ministra del Regno Unito, si è schierata con decisione contro il partito nazionalista scozzese: “L’Snp è in un tunnel e la sua visione è profondamente incresciosa, la politica non è un gioco”.


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