Spotify cambia le regole: nuovi album disponibili solo per abbonati

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È finita la pacchia per gli utenti di Spotify. La piattaforma sarebbe in procinto di cambiare cioè la disponibilità di tutti i suoi 30 milioni di brani musicali sia agli utenti abbonati sia a quelli che non pagano ma accettano di guardare la pubblicità.

L’azienda svedese, colosso della musica in streaming presto potrebbe cedere il passo alla sua stessa storica policy e cioè offrire lo stesso archivio musicale a tutti, indistintamente, siano gli utenti abbonati o meno al servizio.

Stando alle indiscrezioni la compagnia avrebbe acconsentito a riservare l’accesso ai nuovi album più importanti solo agli utenti paganti.

La novità rientrano in un accordo con le principali case discografiche, che in cambio offrirebbero uno sconto sulle royalty pagate da Spotify.

In base all’intesa, alcune nuove uscite musicali sarebbero accessibili solo ai 50 milioni di abbonati di Spotify. Gli altri 50 milioni di utenti, che non pagano ma guardano gli spot, sarebbero esclusi per un arco predefinito di tempo.

Suona tuttavia come una resa della prima compagnia di musica in streaming alle etichette discografiche, che da tempo spingono per limitare il servizio gratuito di Spotify poiché meno redditizio degli abbonamenti. Apple Music, primo inseguitore di Spotify con oltre 20 milioni di abbonati, non offre musica gratuitamente.

Non sono pochi gli artisti che negli anni hanno preferito, a braccetto con le loro etichette, affidare i propri album in esclusiva a Apple Music, oppure alla Tidal di Jay Z.

Intanto gli svedesi puntano all’innovazione: mentre studia funzioni Hi-Fi , ha stretto un accordo con Waze per un’integrazione all’interno dell’app per la mobilità, disponibile per ora su dispositivi Android.

Spotify vive da anni una situazione di attrito con alcune star della musica. Una su tutte: Taylor Swift. La popstar nel 2014 ha ritirato tutti i suoi lavori dalla piattaforma spiegando che “la musica è arte, l’arte è importante è rara. Le cose rare e importanti sono preziose. E dovreste pagare per le cose di valore. Per questo, secondo me, la musica non dovrebbe essere gratuita”.


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