The Ring 3, il seguito che uccide… di noia

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The Ring 3 è un film del 2017 diretto da F. Javier Gutiérrez. È il seguito di The Ring 2, uscito nel 2005. Più che un sequel però parrebbe essere un remake data la presenza di nuovi personaggi. Gli elementi che riconducono alle vecchie pellicole funzionano ancora anche se in chiave più moderna come la trasmissibilità della maledizione attraverso video, e naturalmente, il Male incarnato da Samara. Elementi di novità ce ne sono ben pochi. Fatto sta che di questa storia non si avevano notizie da anni, sembrava finalmente conclusa e, invece, la Paramount si è presa la briga di riprodurre un remake poco originale.

L’unico legame col passato lo si trova all’inizio sotto forma di vecchio lettore VHS trovato da uno dei protagonisti, Gabriel Brown (Johnny Galecki) in un mercatino, con all’interno la cassetta incriminata.

Gabriel è un professore di biologia (non simpatico come in The Big Bang Theory), che scopre come sopravvivere al video, ovvero facendolo vedere a qualcun’altro. Quindi decide di coinvolgere dei suoi studenti in un esperimento che mostri l’esistenza dell’anima. Nel gruppo di questi studenti c’è il fidanzato di Julia (Matilda Lutz, che abbiamo visto di recente nel cinema italiano in L’estate addosso di Gabriele Muccino), che si fa Orfeo per salvare “il suo Euridice”- citati nel primo dialogo tra i due – quindi si offre al suo posto e decide di guardare il video affrontandolo senza paura. Infatti, Julia non ha mai realmente avuto paura di Samara, ma è sempre stata spinta dalla volontà di salvarla, di darle pace. Così parte con Gabriel in un paesino di 254 abitanti chiamato Sacrament Valley dove Samara, in alcune visioni, le indicherà la strada. In questo paesino Julia avrà a che fare con un immenso cliché: un prete cieco, cattivo e inquietante, Galen Burke (Vincent D’Onofrio) che non mancherà di rivelare notizie scioccanti. Ma Julia troverà sempre il modo di compiere il suo destino con a fianco il vivo e poco intelligente fidanzato.

L’errore più grossolano che Gutiérrez compie è dimenticare le origini, scordando come Naomi Watts, attraverso l’analisi delle immagini, risaliva alla sorgente del male (scena del pozzo) e spostando l’attenzione e la paura da Samara al prete cieco naturalmente meno interessante della bambina maledetta.

Cenni storici:

Ring nasce da un romanzo di Koji Suzuki. Nel 1995 diventa una miniserie di grande successo in Giappone diretta da Osamu Takigawa. Nel 1998 è stata trasportata nelle sale cinematografiche diventando The Ring, diretto da Hideo Nakata, e ottenendo un enorme successo, tanto da creare nuovi parametri dell’horror e arrivando ad influenzare anche il cinema occidentale. L’anno successivo, Nakata, seguendo il successo, realizza The Ring 2, che concentra tutte le attenzioni sulla figura spettrale e maledetta di Sadako (Samara) che diventa immediatamente l’icona dell’horror. Un’altra mossa vincente si rivela quella di introdurre un mezzo tecnologico come la videocassetta, coniugando così la modernità del VHS con l’antichità e il mistero della maledizione. È qui che Nakata abbandona il progetto per dedicarsi ad altro e lascia la regia del terzo episodio giapponese a Norio Tsuruta con The Ring 0 – The Birthday il quale decide di dedicare le energie a conferire a Sadako una storia intima e personale, dandole dei caratteri che suscitano al tempo stesso terrore e compassione.

È ora che Hollywood entra in scena, incapace di ignorare tanto successo, generando una nuova serie: The Ring a cura di Gore Verbinski con Naomi Watts. È qui che Sadako diventa Samara e che la storia si semplifica un poco rendendola più fruibile per un pubblico maggiore, il tutto affiancato da effetti speciali migliori.


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