Frustata perché viveva all’occidentale: tolta alla famiglia 14enne

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Una 14enne marocchina è stata punita dalla famiglia a cinghiate, o con il cavo del computer usato come frusta, per i suoi comportamenti «troppo disinvolti».

La ragazza ha raccontato al magistrato che i genitori non tolleravano neppure che lei frequentasse ragazze italiane. Ma anche che indossasse jeans strappati e comunque alla moda o che rincasasse con un po’ di ritardo.

Lei è nata a Pavia e aveva comportamenti  identici a quelli di altre ragazze della sua età. Ma non per i suoi genitori e il fratello 35enne, originari del Marocco, legati alle tradizioni e alla cultura della loro terra di provenienza.

Il provvedimento

Il tribunale dei minori di Milano, ha deciso di togliere la ragazza ai genitori e di collocarla in una comunità.

Ad avvalorare lo sfogo della ragazzina, che si è presentata negli uffici della questura c’è un referto medico. Nei primi giorni di febbraio: la 14enne si è presentata al pronto soccorso con lividi ed escoriazioni e “contusioni multiple”. La giovane ha parlato in maniera chiara di violenze fisiche.

Botte come metodo educativo

Le botte erano sempre state una caratteristica della sua educazione ma oramai erano diventate più sistematiche. La ragazza veniva picchiata più volte dai suoi familiari, soprattutto dal padre e dal fratello. Calci, pugni, schiaffi, cinghiate e frustate con il cavo di alimentazione del computer. Una volta il fratello, ha raccontato, era entrato in camera sua e l’aveva pestata con il manico della scopa perché era rientrata a casa tardi.
Le stesse violenze le avrebbe subite la sorella più grande, 12 anni prima. L’adolescente ha raccontato che anche la madre non la difendeva, anzi incoraggiava gli altri familiari a picchiarla, spesso per ragioni legate al suo abbigliamento, e in generale per il suo «comportamento inappropriato».

 


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