Stoccolma, il racconto degli italiani sopravvissuti all’attentato

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All’indomani  dell’attentato di Stoccolma, che ha provocato quattro vittime e diverse decine di feriti, giungono le testimonianze di alcuni cittadini italiani, fortunatamente scampati alla strage.

“L’ho visto in diretta. Il camion mi è passato davanti. Sono al lavoro. Grazie a tutti per la vicinanza”, scrive una ragazza italiana ventinovenne, chef in un ristorante della capitale svedese . A Stoccolma abita, con moglie e figlio, anche un manager originario di Caraglio, in provincia di Cuneo, che ha dato testimonianza di quanto accaduto tramite un post su  Facebook : “Stiamo tutti bene qui”. Un’altra connazionale, originaria di Cervasca, al momento dell’attentato ha pubblicato un video su Facebook: “Ciao ragazzi – dice, con il volto provato -. Sono a Stoccolma, c’è stato un attentato. Io ero lì, sto bene, adesso sono in hotel. Volevo solo rassicurarvi”.

“Ho visto a terra il corpo di una signora che poco prima era in piedi accanto a me”, racconta un’altra italiana, consulente aziendale trentunenne da poco emigrata in Svezia per lavoro. “È stato tremendo, c’è stato un momento in cui ho avuto paura che non sarei più tornata da mio figlio» afferma, ripercorrendo quei drammatici momenti vissuti in prima persona. Quando il camion si è lanciato nella sua assurda corsa sulla Drottniggatan, travolgendo la folla che passeggiava tra le vetrine della strada pedonale più frequentata della città, lei era appena uscita dall’Ahlens City, il centro commerciale dove il camion si è schiantato poco dopo. «Stavo raggiungendo la fermata dell’autobus, parlavo tranquillamente al cellulare con mio marito quando ho visto la gente correre e urlare, sono stata letteralmente travolta dalla folla. Non ho capito cosa stesse succedendo e ho cominciato a correre anche io. Poi ho sentito un botto fortissimo, immagino fosse il camion che si schiantava nel centro commerciale. Mio marito era ancora al telefono e mi ha sentita urlare”.

“Mi sono girata e ho visto le persone a terra, c’era sangue dappertutto. Nel panico mi sono rifugiata in un negozio. I negozianti offrivano riparo alle persone, le invitavano a entrare per mettersi in salvo. Subito dopo, saranno passati al massimo dieci minuti, sono uscita dal negozio e ho iniziato a incamminarmi verso casa. Pensavo fosse finito tutto ma sono stata fermata da una poliziotta che ha ha iniziato urlare in svedese, credo dicesse ‘Scappate! Scappate!’. Io seguivo le indicazioni, i gesti che faceva e ho iniziato a correre. In quel momento ho sentito i colpi di arma da fuoco, tanti colpi. Tra la gente si è creato il panico, non sapevamo se fossero altri terroristi o la polizia che sparava». «Ho cercato di allontanarmi il più velocemente possibile da lì, di andare verso casa, mi sono infilata in un vicolo, ma ancora non mi oriento molto bene a Stoccolma. Invece di allontanarmi, in realtà, mi sono avvicinata. Mi sono ritrovata vicino all’ingresso del centro commerciale, in un’area che nel frattempo era stata transennata dalla polizia”, prosegue la donna.

“Erano coperti con dei sacchi neri, quelli che si usano per la spazzatura. Ne ho visti portare via quattro e ho visto una quinta persona a terra, non so se fosse morta o ferita. Tra loro ho riconosciuto una signora che quando è iniziato tutto avevo visto, nella folla, proprio accanto a me”, afferma la trentunenne in merito alle prime vittime, morte sul colpo.

Paura, ma anche immensa gioia, appena realizzato di essere sfuggita ad un attentato terroristico: “Mi è andata bene, me la sono cavata con una piccola ferita in testa che mi sono accorta solo in questo momento di avere. Forse me la sono fatta quando sono caduta, pensavo di essermi solo rotta le calze. Quello che è successo non se l’aspettava nessuno, assolutamente. Qui c’è un’integrazione fantastica nessuno ha paura di attentati o possibili terroristi. Sono io stessa un’immigrata e lo vivo sulla mia pelle”.


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