Trasfusione di sangue infetto, 30 milioni di risarcimento dello Stato

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Trenta milioni di risarcimento per i malati a cui è stato trasfuso sangue infetto. È questa la decisione della prima corte d’appello civile di Roma nei confronti del ministero della salute. Sono circa trecento, tra malati o eredi, le persone che dovranno essere risarciti per i danni subiti. La sentenza ha riunito una serie di ricorsi, tanto da sembrare quasi una class-action.

Non ci sono ancora conferme sull’indennizzo che dovrà essere pagato, ma l’Associazione malati emotrasfusi e vaccinati suppone che si tratterà di circa centomila euro per ognuno, per un totale di circa 30 milioni. La somma è stata scelta in accordo con la corte europea di Strasburgo, che ha considerato la somma adeguata al danno.

La decisione è stata definita “sentenza modello” e verrà usata come punto di riferimento per i prossimi casi simili. La corte d’appello ha dato la colpa al ministero della salute e non alle regioni, come inizialmente ipotizzato, poiché tocca al primo “esercitare un’attività di controllo e di vigilanza e quindi risponde dei danni conseguenti a epatite e infezione da HIV per omessa vigilanza sulla sostanza ematica e sugli emoderivati”.

Il presidente dell’Amev dichiara: “Abbiamo aspettato più di dieci anni ma alla fine i giudici hanno confermato le nostre ragioni, ritenendo la responsabilità del ministero nonostante il tentativo di scaricare la colpa sulle Regioni. Auspichiamo che il governo voglia finalmente estendere il diritto all’equa riparazione a tutti i contagiati da emotrasfusione che finora sono stati esclusi dall’accesso al beneficio”.


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