Stupra ragazzina con la scusa delle ripetizioni: la comunità lo copre

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I voti a scuola non erano buoni, e una ragazzina vine mandata a ripetizioni dai genitori che hanno chiesto a un conoscente di “aiutare” la figlia di 13 anni.

Le lezioni erano una scusa, l’uomo avrebbe abusato ripetutamente della giovane per mesi.

La vicenda

È accaduto a Torino, l’uomo, una cinquantina d’anni, di origine iraniana, che dava ripetizioni anche ad altri giovani studenti, avrebbe abusato di lei.

In quella stanza l’adolescente viene ripetutamente stuprata. Scrive il gup “si tratta di abusi sessuali gravi e violenti, attuati con violenza e minaccia, aggravati dall’abuso della sua figura che rappresenta l’autorità” e ordina per l’uomo il carcere dal maggio 2016.

Tutti sapeva ma nessuno parlava. La vicenda sarebbe stata tenuta sotto silenzio anche dalla famiglia, in quanto avvenuta nell’ambito di una comunità torinese dei Bahà’ì. Si tratta di una religione abramitica monoteistica nata in Persia, che conta 7 milioni di fedeli in duecento Paesi nel mondo, Italia compresa.

Insabbiare la faccenda

La famiglia poi si è trasferita nel Biellese, dove una psicologa, ha consigliato alla ragazzina di sporgere denuncia. Il presunto insegnante era un membro della comunità religiosa di cui la famiglia faceva parte. Da qui il tentativo di risolvere la faccenda all’interno della comunità, per evitare di essere screditati.

L’Assemblea nazionale aveva allontanato l’anziano docente, mentre ai genitori dell’adolescente erano stati offerti dei soldi in cambio del silenzio.

L’uomo dopo la denuncia si è recato spontaneamente dall’autorità giudiziaria: da luglio si trova ai domiciliari. Ora dovrà risarcire la persona offesa. Il silenzio è costato anche l’accusa di favoreggiamento al custode della sede della comunità religiosa, dove si sarebbero dovute tenere le lezioni. Accusata di omessa denuncia pure una psicologa del gruppo, a cui la giovane vittima si era rivolta.


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