Relazione uso cellulare-tumori: il tribunale di Ivrea condanna l’Inail

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Il Tribulnale di Ivrea ha condannato l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale ad un uomo che si è ammalato di tumore.

I motivi della sentenza

L’utilizzo prolungato e continuativo del cellulare, usato senza auricolari né vivavoce, è stato riconosciuto dal giudice di Ivrea come possibile causa dell’insorgenza di un tumore. La vittima, che ricorreva contro l’Inail, è un tecnico della sede di Torino di una grande azienda di telefonia italiana. Si chiama Roberto Romeo, ha 57 anni e gli mancano pochi anni alla pensione. Gli è stato riconosciuto un danno biologico del 23 percento.

Sentenza storica

«É la prima volta nel mondo che un tribunale, afferma l’esistenza di un nesso di causalità tra tumore e uso del telefonino. È una sentenza storica», afferma l’avvocato che ha assistito il lavoratore.

«Quattro anni fa abbiamo ricorso contro lo Stato italiano, chiedendo al governo di informare i cittadini sui rischi e potenziali danni che derivano dall’utilizzo dei cellulari. Stiamo ancora aspettando una risposta».

I legali stanno scrivendo, insieme ad alcun parlamentari, una proposta di legge che impegni il governo a educare la cittadinanza sull’argomento.

La testimonianza dell’uomo

«Ho iniziato a usare il telefonino nel 1995 – racconta Romeo – sul lavoro. Perché l’azienda ci chiedeva di comunicare con i nostri tecnici così. Ho parlato al cellulare per quattro ore al giorno, quotidianamente, per quindici anni. Poi, a dicembre del 2010, mi sono accorto di sentire più da un orecchio. L’otorino mi disse che si trattava di un tappo, ma non era così. Dalla risonanza si vide che era un tumore benigno, un neurinoma. Era molto grosso e occupava buona parte del cervello, così sono stato operato».

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