Voto in Francia tra paura e incertezze: Le Pen punta al ballottaggio

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La Francia va al voto in un clima tesissimo dopo l’attento sulle Champs Elysées dei giorni scorsi. Marine Le Pen, la candidata del Front National che ha dedicato gli ultimi cinque anni a far dimenticare di essere la figlia di Jean-Marie Le Pen, sembra avere buone possibilità secondo gli ultimi sondaggi.

I seggi saranno aperti in Francia per il primo turno delle elezioni presidenziali. Si vota dalle 8 alle 19 nella maggior parte dei Comuni, fino alle 20 nelle città più grandi. Il secondo turno è stato fissato per il 7 maggio. I candidati all’Eliseo sono 11.

La parola chiave di queste Presidenziali è «incertezza»: le prime proiezioni degli istituti demoscopici potrebbero non bastare per capire chi andrà al ballottaggio, c’è il rischio di dover attendere i risultati ufficiali.

Tra gli undici candidati, il numero dei big in campo per prendere il posto di François Hollande è salito a cinque. Quattro di questi hanno tra di loro uno scarto minimo e quindi reali possibilità di conquistare il ballottaggio. I favoriti sono l’ex ministro Emmanuel Macron e Marine Le Pen, ma il «gauchiste» Jean-Luc Mélenchon e il repubblicano François Fillon fanno sentire il loro fiato sul collo.  

La campagna di Le Pen

Nelle ultime ore Marine ha inasprito i toni contro il «mostruoso totalitarismo islamista»; e dopo l’attacco degli Champs-Elysées era inevitabile. Nella sua campagna, ha portato avanti le sue idee: fine di Schengen, chiusura delle moschee radicali, espulsione dei sospetti. Ma anche revisione dei trattati europei, denuncia degli accordi di libero scambio, referendum sull’euro.

L’altro candidato antisistema è il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon. Lei parla di «protezionismo intelligente». Lui di «protezionismo solidale». Hanno anche scritto ai ferrovieri in sciopero due lettere quasi uguali, a cominciare dall’intestazione: «Chers camarades cheminots…». Li avvicina il nazionalismo, l’orgoglio identitario per «l’eccezione francese», la promessa di aumentare la spesa sociale, l’ostilità ricambiata per la finanza internazionale e i mercati: in questi giorni peraltro molto tranquilli, segno che le chances di vittoria della donna e dell’uomo anti-establishment sono considerate bassine.

L’ultimo atto

Per Jean-Luc come per Marine è l’occasione della vita. Lui sogna il ballottaggio, ma sarà durissima. Lei può essere in testa per poi giocarsi tutto tra due settimane; e già fa sapere che non vivrebbe all’Eliseo, per non scombussolare i tre figli e i tre gatti.

Mélenchon non ha sospeso la campagna dopo l’assassinio dell’agente Xavier Jugelé. Ha sostenuto che i terroristi non devono influenzare la vita democratica, e ha tenuto sino all’ultimo i suoi «Apéro des insoumises», gli aperitivi in cui brinda con altri irriducibili come lui.

La Le Pen si è ritirata nella sua Hénin-Beaumont, il triste borgo minerario dove un tempo governavano i comunisti e dov’è ora sindaco il fido Steeve Briois (lei è consigliera comunale).

Risultato incerto

Tra i 47 milioni di elettori, tre su dieci non hanno ancora deciso per chi voterà. E negli ultimi quattro mesi i sondaggi hanno rilevato scostamenti importanti tra un candidato e l’altro. Il tasso di astensionismo previsto è alto (c’è il rischio di raggiungere il picco del 28,8% del 2002), ma potrebbe essere mitigato dall’inedita grande indecisione, fattore che solitamente favorisce la partecipazione. I dati del Cevipof, il centro di ricerche di Sciences Po, dicono che da gennaio a oggi il 58% degli elettori ha cambiato candidato «almeno una volta». Non ci resta che aspettare.

 


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