Morto giostraio colpito in testa da un proiettile: donati gli organi

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Manuel Major era un giostraio trevigiano di 37 anni. Era stato ferito sabato notte da un colpo di pistola alla testa sparato da un vigilante. Dopo che nel primo pomeriggio di ieri i medici ne avevano dichiarato la morte cerebrale i familiari hanno dato il consenso all’espianto degli organi. «Un atto – ha spiegato il suocero – che sentiamo il dovere di fare».

Il fatto

Dolore contenuto tra le decine di parenti accorsi al capezzale del parente. Major era rimasto ferito, nella notte tra venerdì e sabato a Barcon di Vedelago, durante un conflitto a fuoco con una guardia giurata, mentre guidava una Bmw rubata a Silea, con a bordo altri due complici, con i quali, secondo gli investigatori, aveva effettuato tre assalti ai bancomat della provincia di Treviso, uno riuscito e due falliti. La lunga agonia è terminata alle 18.15, dopo che l’espianto degli organi.

L’intervento della guardia giurata

La guardia giurata dei Rangers, Massimo Zen, aveva esploso tre colpi della sua pistola d’ordinanza, verso la Bmw station wagon grigio metallizzato a bordo della quale viaggiavano i tre banditi, che avevano appena effettuato un colpo.

Un colpo sul vano motore, un altro sul parabrezza dell’auto ed un ultimo sul bagagliaio. Il colpo esploso in diagonale, verso l’abitacolo dell’auto, è quello che ha colpito alla testa, l’autista della banda, Manuel Major. Il colpo non è mai stato estratto dai medici.

Le indagini

L’accusa nei confronti del vigilante passerà formalmente da tentato omicidio ad omicidio. Con quale sfumatura, se preterintenzionale o volontario, starà al sostituto procuratore a stabilirlo. Verrà anche disposta l’autopsia. Nel frattempo, il legale dei Major, l’avvocato Fabio Crea, sta già facendo i primi passi per tutelare la famiglia del giostraio. «Attendiamo l’esito delle analisi balistiche e delle indagini della magistratura per fare i nostri passi e le nostre valutazioni».

Decisive, sul fronte delle indagini, saranno le perizie balistiche affidate ai carabinieri del Ros (Reparto operativo speciale). Dovranno stabilire quanti colpi sono stati sparati e se sono stati esplosi colpi da altre pistole oltre quella di Zen. Durante l’interrogatorio, il vigilante Massimo Zen ha sostenuto di aver sparato soltanto perché s’era sentito minacciato da un’arma, puntatagli da un bandito che viaggiava sul lato passeggero. Un’arma che, secondo Zen, aveva esploso un colpo.

Nel frattempo i carabinieri del reparto operativo provinciale continuano le indagini per risalire all’identità dei due complici di Major. Dopo che le perquisizioni nei campi nomadi della provincia, effettuate nell’immediatezza della sparatoria, hanno dato esito negativo, ora le indagini proseguono dal punto di vista tecnico.

 


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