Medico britannico asportava seno a pazienti sane: rischia l’ergastolo

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Un medico inglese è stato ritenuto colpevole di avere effettuato interventi inutili. L’uomo sottoponeva ad interventi di asportazione chirurgica della mammella centinaia di donne che in realtà erano sane.

Come le convinceva

Il dottor Ian Paterson, 59 anni, convinceva le sue pazienti di avere un tumore al seno. Falsificava gli esiti degli esami di accertamento a cui le pazienti si erano sottoposte.

La finalità del suo operato era quella di aumentare il proprio prestigio in campo chirurgico. Ma anche e sopratutto gli ingenti guadagni che ne traeva, riuscendo a portare sotto i ferri un numero maggiore di pazienti.

Rischia l’ergastolo

Ora, il Tribunale di Nottingham lo ha riconosciuto colpevole in relazione al caso di 10 pazienti. Donne a cui il medico aveva fatto credere di avere un tumore mammario per spingerle verso la sala operatoria. Ma i casi potrebbero essere molti di più.

Ad oggi sono circa 600 le persone che hanno avviato una causa contro Pakerson. Ma gli avvocati sostengono che è in tutto potrebbero essere circa 1000 persone coinvolte. E che dunque nelle prossime settimane potrebbero fare causa al medico.

La causa in questione, potrebbe arrivare a costare diversi milioni di sterline al sistema sanitario nazionale. Il Servizio sanitario inglese ha sborsato 17,8 milioni di sterline per risarcire più di 250 vittime e altre 600 hanno già intentato causa allo stesso Peterson.

Dopo essere stato riconosciuto colpevole per le accuse che gli sono state imputate, la giustizia dovrà ora quantificare la pena da scontare, che potrebbe essere l’ergastolo.

L’inchiesta risale al 2012

L’indagine sull’operato di Paterson è iniziata nel 2012, quando un paziente si era rivolto alla polizia segnalando i propri dubbi circa la condotta del medico. Mark Payne, dirigente della polizia di West Midlands che ha indagato su di lui lo definisce “un uomo prepotente e narcisista che ha giocato con la vita altrui per condurre una vita lussuosa”.

Sotto accusa sono finiti anche i dirigenti sanitari che avrebbero dovuto vigilare sull’operato di Paterson. Da una relazione del 2013 emerge che alcuni colleghi del medico avessero segnalato ai superiori alcune anomalie relative al suo operato, ma le denunce erano rimaste inascoltate, o erano stati assunti provvedimenti non efficaci.