Senegalese muore a Roma in blitz anti-abusivi della polizia urbana

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Resta alta tensione a Roma per l’emergenza migranti, dopo la morte del venditore ambulante senegalese durante il blitz di ieri dei vigili urbani contro il fenomeno dell’abusivismo. Nian Maguette, 54 anni, è morto in circostanze ancora da chiarire a lungotevere de’ Cenci. Secondo i connazionali della vittima, l’uomo avrebbe battuto la testa a terra dopo essere stato investito da un motorino guidato da vigili urbani in borghese. Gli investigatori e alcuni testimoni invece smentiscono queste circostanze: il senegalese avrebbe avuto un malore e si sarebbe accasciato sull’asfalto senza “contatto” con le forze dell’ordine. Un giallo.

La ricostruzione

E’ successo tutto  alle 11.50, nella zona dell’isola Tiberina, con il fuggi fuggi degli ambulanti alla vista degli uomini in divisa. Durante la fuga, il senegalese sarebbe morto accasciandosi in strada. Sull’asfalto era presente una macchia di sangue. L’uomo, padre di due figli, viveva al Pigneto. Più volte fermato per vendita di prodotti contraffatti, dal maggio 2016 sembra abbia ottenuto un permesso di soggiorno regolare.

Gli amici: “Investito”

Dopo la tragedia, i connazionali della vittima per protesta hanno bloccato il traffico sul lungotevere. La Questura di Roma ha dichiarato: “Le testimonianze raccolte dagli investigatori della Squadra mobile e del commissariato Trevi concordano sul fatto che l’uomo è stato visto accasciarsi al suolo mentre si trovava da solo. Pertanto, è da escludere che il decesso sia derivato da azione di terzi. La salma è stata comunque posta a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’esame autoptico”.

Il vicecomandante: “Profondo dispiacere”

La versione dei fatti della polizia municipale è affidata al vicecomandante, Antonio Di Maggio: “Abbiamo imposto agli uomini del primo gruppo di non fare alcun inseguimento. È stata solo sequestrata la merce. La vittima è stata trovata accasciata in via Beatrice Cenci. A circa 100 metri dal luogo in cui abbiamo operato e in un secondo momento. Agli atti – continua Di Maggio – nulla risulta, allo stato, di rapporto diretto”. Il vicecomandante conclude: “La morte di una persona ci dà profondissimo dispiacere”.


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