Chart Yourself, un’assistente virtuale per i malati di Alzheimer

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Quando la tecnologia viene incontro ai problemi delle persone malate. Sono circa seicentomila i malati di Alzheimer in Italia. Secondo una ricerca del 2016 realizzata dal Censis con l’Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer).

E con loro le famiglie che devono convivere ogni giorno con i tanti problemi che questa forma di demenza senile, per la quale non esiste alcuna cura, comporta. Il declino cognitivo progressivo spinge il malato fino alla completa perdita dell’identità e della autosufficienza.

Finora nessuna terapia si è dimostrata efficace per evitare lo spegnimento dei neuroni.

Arriva Chat Yourself

La tecnologia però potrebbe migliorare la qualità della vita degli anziani  e dei familiari soprattutto nelle prime fasi della manifestazione della malattia. Una di queste è  Chat Yourself. Un chatbot sviluppato da Nextopera, che si presenta come un assistente virtuale, in grado di memorizzare l’intera vita di una persona restituendole su richiesta dati fondamentali.

Sono informazioni redatte con l’aiuto di psicologi e geriatri. Vengono poi  inviate come notifiche e alert personalizzate H24 e forniscono il nome e il contatto dei propri figli, il percorso per tornare a casa, le medicine da prendere, gli appuntamenti della giornata, e le routine da osservare.

Il dispositivo è in grado di memorizzare parte della vita di una persona. Restituendogli su richiesta informazioni fondamentali come il nome e il contatto dei propri figli. Il percorso per tornare a casa, le scadenze della settimana, eventuali allergie. Ma anche altri elementi personali utili ad affrontare al meglio la giornata. «Chat Yourself» è stato sviluppato su Messenger, l’applicazione di messaggistica istantanea di Facebook.

Come funziona

Secondo Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva e Direttore Polo Invecchiamento della Fondazione Policlinico A.Gemelli “questo progetto non sconfigge l’Alzheimer ma va nella giusta direzione, offrendo ai malati un nuovo modo di vivere la malattia”.

Esempi di dialogo tra il paziente e se stesso:”È ora di pranzo”. “Cosa mangio di solito?”. “Ami il pollo, ma sei allergico ai funghi”. Può suonare così una conversazione di un malato di Alzheimer a uno stadio ancora non grave della malattia, quando però nella memoria cominciano a formarsi i primi “buchi”. Un altro esempio: «Come si chiama mia figlia?». Risposta: «Ciao Marco, lei è tua figlia (foto) e si chiama Silvia».


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