Pomezia, la nube nera si espande: i residenti si rivolgono al Codacons

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Proseguono i danni ambientali causati dalla nube di fumo tossico che ha invaso Pomezia. La “nuvola nera” è stata generata da un deposito di materiale plastico imballato, andato a fuoco. I vigili del fuoco hanno impegnato dieci squadre, tre autobotti, un veicolo speciale e il carro schiuma per spegnere le fiamme. Diossina e amianto invadono l’aria da tre giorni. Non è ancora stato trovato un responsabile.

I carabinieri di Pomezia spiegano: “Da quanto emerso finora non ci sarebbero elementi che portino a un incendio doloso. Nell’ora in cui sono divampate le fiamme, alle 8 del mattino, l’azienda era aperta e piena di operai. E nessuno ha visto nulla di sospetto. Restiamo, con gli elementi raccolti finora, sull’ipotesi di incendio colposo o accidentale”.

Il comune allarga l’ordinanza per il divieto assoluto di consumare ortaggi, latte e altri prodotti nel raggio di cinque chilometri. Gli amministratori dell’azienda andata a fuoco negano, in una nota ufficiale, la presenza di amianto sul tetto dello stabilimento. I residenti protestano: “Non ci fanno sapere nulla, ieri abbiamo saputo della chiusura delle scuole anche per i prossimi giorni. E basta. L’evacuazione riguarda solo i residenti vicini ma il fumo sta appestando a chilometri e chilometri di distanza. Dovremo andarcene tutti e abbandonare per sempre questa terra?”.

Il Codacons emana un comunicato

Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, scrive: “A seguito delle notizie emerse secondo cui i residenti avrebbero più volte segnalato al sindaco di Pomezia e al capo dei vigili urbani i rischi derivanti dall’accumulo di plastica e immondizia nel cortile della società, senza tuttavia ottenere alcuna risposta, crediamo sia doveroso estendere le indagini nei confronti del comune di Pomezia e degli enti responsabili, polizia municipale e asl, alla luce dell’ipotesi di concorso in incendio, disastro ambientale, diffusione di sostanze tossiche e omissione di atti d’ufficio. Un passo necessario per verificare se le istituzioni locali abbiano avuto eventuali responsabilità nell’incidente e per capire se sia stato fatto tutto il possibile per evitare l’incendio”.

E prosegue: “Chiediamo inoltre alla procura di Velletri di acquisire tramite sequestro tutta la documentazione (bolle di accompagnamento, fogli di scarico) relativa alla merce trattata presso lo stabilimento Eco X, al fine di accertare la possibile presenza di materiale pericoloso per la salute umana”.


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