Emergenza sbarchi, arriva il piano d’accoglienza del Viminale

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Arriva il piano del Viminale per fronteggiare l’emergenza sbarchi. Nel 2017 i migranti che arrivano nel nostro paese potrebbero toccare la cifra record di 200 mila.

Nel 2017 ci sono stati 43.245 arrivi via mare fino ad ora, il 38,54% in più rispetto allo stesso periodo nel 2016, in cui il numero di migranti giunti in Italia è stato di 181 mila.

Cosa prevede il piano

Il piano ideato dal Ministero degli Interni prevede una maggiore accoglienza da parte delle regioni, creando anche tavoli di coordinamento tra i vari sindaci e cercando di ripartire in modo uniforme i rifugiati in tutti i comuni.
Prevede che tutte le regioni facciano di più per far lavorare meglio la macchina dell’accoglienza. Cercando di distribuire i migranti tra tutti i comuni, come hanno fatto Milano e Bologna.

I parametri dell’accoglienza sono concordati con l’Anci e a livello regionale ci si attiene all’accordo del 10 luglio 2014. Esso stabilisce che ogni regione deve accogliere un numero di migranti uguale alla propria quota di accesso al Fondo nazionale per le politiche sociali.

Alcune eccezioni sono previste per le zone colpite dal terremoto, che accoglieranno un numero di profughi inferiore rispetto alle altre.
Ogni regione, poi, dovrà seguire l’accordo Viminale-Anci dello scorso dicembre che prevede un massimo di 6 migranti ospitati per i comuni fino a duemila abitanti e 3,5 migranti per ogni mille abitanti per quei comuni che hanno più di duemila abitanti.

Le città metropolitane, invece, ospiteranno 2 migranti ogni mille abitanti perché sono già hub di passaggio per molti rifugiati.

11 nuovi centri d’accoglienza

Oggi l’Italia ospita circa 179 mila migranti, ma le stime del Viminale fanno pensare che si raggiungerà il numero di 200 mila entro la fine dell’anno.

Il piano è già operativo e lo scopo è quello di coinvolgere più comuni e sindaci possibili. Poiché attualmente sono quasi 2900 i comuni che hanno deciso di aprire le porte all’accoglienza, su oltre 8 mila totali.
Il nuovo piano, però, ha il pregio di far muovere le acque. Visto che tutti i sindaci coinvolti stanno facendo la loro parte. Dal 5 maggio scorso sono 154 i comuni che hanno presentato domanda volontaria per aderire alla rete di accoglienza nazionale (Sprar).

Prevista, poi, anche l’apertura di 11 nuovi centri permanenti per il rimpatrio (Cpr) per incentivare la lotta agli irregolari e destinati all’identificazione ed espulsione dei migranti.

Resi noti dal Ministero degli Interni i siti dove saranno gestiti i migranti privi del diritto di accoglienza. Saranno in tutto 11 sparsi nelle varie regioni.

Dove saranno dislocati

Ecco dunque la dislocazione territoriale di questi centri: in Calabria sarà impiegata una struttura a Mormanno, in Puglia e Sicilia i CIE di Bari e Caltanissetta. Inoltre, in Basilicata sarà utilizzato Palazzo San Gervaso, in Campania resa disponibile la Caserma Adolfato presso Santa Maria Capua Vetere.

Per la regione Sardegna c’è l’ex-carcere di Iglesias, nel Lazio il centro nella zona di Ponte Galeria. In Piemonte il già utilizzato CIE, per la Lombardia è disponibile la Caserma di Montichiari. Per finire, in Friuli Venezia Giulia i profughi saranno raccolti al centro di Gradisca d’Isonzo. Ed in Emilia Romagna il CIE di Modena.

Gli undici centri individuati hanno in totale una capacità ricettiva di circa 11000 posti. Nel frattempo si studiano sistemi alternativi per ciò che attiene le operazione di salvataggio in mare. Con il coinvolgimento diretto della Guardia Costiera, con relativa registrazione sia di tutti i membri dei vari equipaggi, che delle ONG operanti in questi contesti.


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