Trump licenzia il direttore dell’Fbi: indagava sul suo staff

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Dopo un periodo di pausa, riprendono i licenziamenti di Trump. Il presidente ha licenziato il direttore dell’Fbi, James Comey, mentre stava indagando sui rapporti tra lo staff di Donald Trump e la Russia. Un licenziamento sospetto, motivata con la necessità di “ricostruire la fiducia nella più importante agenzia di sicurezza del paese”.

Il magnate americano ha comunicato con rinnovato entusiasmo il cambio di presidenza: “Oggi un nuovo inizio per il gioiello della corona del nostro apparato giudiziario. Per quel ruolo serve qualcuno che segua le regole e i principi del mio dipartimento”.

La decisione è stata comunicata dalla Casa Bianca: “Bisogna ricostruire la fiducia nella più importante agenzia di sicurezza del Paese. Questa giornata segna un nuovo inizio per il gioiello della corona dei nostri apparati giudiziari. La ricerca di un nuovo direttore comincerà immediatamente. Serve una nuova era e una nuova leadership per riportare fiducia”.

Nella lettera a Comey il capo della Casa Bianca ha aggiunto: “Pur apprezzando il fatto che per tre volte sono stato informato di non essere sotto inchiesta, condivido il giudizio del procuratore generale Sessions sulla sua inadeguatezza a dirigere l’agenzia”.

Il direttore dell’Fbi aveva testimoniato davanti al Campidoglio di possibili relazioni tra il comitato elettorale che ha gestito la campagna di Trump e il governo di Mosca. I democratici hanno chiesto che l’indagine sul Russiagate venga affidata a un procuratore indipendente.

Chi è James Comey?

Comey, 56 anni, era stato nominato nel 2013 da Obama, con un mandato di dieci anni. Prima d’ora, un licenziamento del genere era accaduto solo con Bill Clinton che fece fuori S. Sessions, nominato da Ronald Reagan. Il direttore dell’Fbi viene nominato dal presidente americano con un mandato di dieci anni, dopo la conferma da parte del Senato.


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