Ad Uber serve la licenza come per i taxi: lo dice la corte Ue

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Si complicano le cose per Uber. Potrebbe essere più difficile continuare a fornire il servizio Uberpop, che consente ai privati cittadini di operare come tassisti attraverso l’applicazione della celebre applicazione da smartphone.

La situazione non cambia per il momento per gli altri servizi di Uber (Uber X, Uber Limo ecc) resi attraverso conducenti regolarmente autorizzati.

La progressiva applicazione delle regole europee alla fattispecie, contrastatissima dai tassisti tradizionali, potrebbe risultare, alla fine dei conti, in una maggiore liberalizzazione dei servizi Uber a maggior valor aggiunto.

Le decisioni prese dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea, dovrà essere seguito da una sentenza della corte europea tra 8/10 mesi. Le statistiche dicono che la decisione finale dei giudici europei si conforma, nell’80% dei casi, alla soluzione giuridica suggerita dall’avvocato generale.

Cos’è Uber

Uber è una società statunitense che ha sviluppato un programma informatico, utilizzato attraverso gli smartphone, che consente di collegare direttamente utenti e proprietari di automobili per viaggi urbani, creando di fatto un sistema in parziale concorrenza con il servizio tradizionale di trasporto taxi.

Il successo di Uber e la successiva estensione del modello in altri settori di servizi (trasporti di lunga distanza, affitti di case, take-away, servizi tra i più disparati ma anche attività professionali classiche) hanno creato il fenomeno della c.d. “uberizzazione”, vale a dire il processo per cui una piattaforma online diventa l’intermediario principale attraverso il quale utenti e fornitori di servizi entrano direttamente in contatto. Nel bene e nel male.

Cosa potrebbe cambiare

La corte europea dovrà decidere se il servizio sia un servizio digitale, come tale aperto ed in principio liberalizzato in virtù delle norme dei trattati europei, oppure un servizio di trasporto soggetto alle tradizionali norme locali su autorizzazioni e licenze per taxi. Oppure una combinazione di entrambi.

A Barcellona, come in molte città europee, le attività di Uber sono state contestate dalle locali organizzazioni dei taxi secondo le quali la piattaforma online ed i suoi tassisti dovrebbero munirsi di licenze e sottostare alle normative sui taxi.

Il che potrebbe comportare la fine di un servizio quale Uberpop, ma non dei servizi Uber in generale servizi da tassisti licenziati (si pensi in Italia al servizio UberX fornito dai c.d. ncc – noleggio con conducente).

Uber ha sempre negato di fornire servizi di trasporto, invece affermando che il suo programma informatico dovrebbe essere considerato un mero servizio digitale di intermediazione che rientra nell’ambito di varie direttive europee (tra cui la famosa Bolkestein).

Le dichiarazioni di Uber

«Abbiamo ricevuto il parere e attendiamo ora la decisione finale, nel corso dell’anno. Essere considerati una società di trasporto non cambierebbe il modo in cui molti Paesi europei già oggi regolano le nostre attività. Ci auguriamo, tuttavia, che questo non rallenti i necessari processi di aggiornamento di leggi datate. Che impediscono a milioni di europei di accedere a corse affidabili con un semplice clic», commenta l’azienda in una nota.


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