Unione europea: l’Italia cresce, ma meno delle altre

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In un’Unione europea in crescita, l’Italia è la nazione che cresce meno. La commissione Ue ha reso note le stime di crescita invernali, pari allo +0,9% nel 2016 e 2017 e +1,1% nel 2018. La nostra nazione è comunque in crescita, ma si parla di una “modesta ripresa”.

La Bce spiega: “L’espansione della domanda interna è stato il maggior fattore di crescita nel 2016, insieme alla ripresa degli investimenti”. Accelerano anche le esportazioni. Bruxelles prevede “una leggera accelerazione degli investimenti nelle costruzioni, grazie a più risorse stanziate per gli investimenti pubblici, un assorbimento più alto di fondi europei e l’impatto del piano Juncker”.

Crescita nazionale lenta

La crescita italiana c’è, ma è lenta. Il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici: “Da 0,9% quest’anno passa a 1,1% l’anno prossimo, perché persistono le fragilità strutturali che conosciamo. Nel programma di stabilità italiano l’impatto d’insieme delle spese pubbliche sugli investimenti rappresenta lo 0,2%, che è più basso, è vero, dello 0,25% accordato all’Italia per la clausola di flessibilità. La Commissione riconosce che questa differenza, di circa 1,6 miliardi di euro, se la compariamo con il 2015 è stata largamente dovuta alla caduta degli investimenti finanziati attraverso la Ue, circa 3,1 nel 2015 e 0,3 nel 2016, causata dalla partenza del nuovo quadro di programmazione. Se togliamo questi fattori e guardiamo in modo netto agli investimenti effettuati, quelli pubblici sono aumentati di 1,1 miliardi di euro”.

Probabile aumento del debito italiano

Quest’anno si registrerà ancora un “leggero aumento” del debito italiano, che salirà al 133,1% dal 132,6% del 2016. L’aumento è “dovuto anche alle risorse aggiuntive stanziate per il sostegno pubblico al settore bancario e agli investitori retail”, fa sapere la Commissione Ue, aggiungendo che “il debito scenderà poi al 132,5% nel 2018”.

Il punto forte è, da sempre, la crescita manufatturiera

Due dati negativi che possono incidere sulla crescita, secondo la Commissione: “L’incertezza politica e il lento aggiustamento nel settore bancario rappresentano rischi al ribasso alle prospettive di crescita italiane. L’elevata fiducia nella manifattura potrebbe implicare una domanda esterna più forte di quella data dalle previsioni”.


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