Dati Simeu sui pronto soccorso: più di un milione di pazienti l’anno

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Dal 13 al 21 maggio si celebra la Settimana Nazionale del Pronto Soccorso promossa da SIMEU (Società Italiana di Medicina di Urgenza ed Emergenza) che sarà dedicata al tema “Il sovraffollamento nel Sistema di Emergenza Urgenza” .

I dati Simeu

L’edizione di quest’anno si concentra su un argomento importante dal punto di vista organizzativo, che coinvolge tutto il territorio nazionale. Argomento che diventa d’attualità in relazione a situazioni particolari come l’epidemia influenzale dei mesi invernali. Ma non si tratta di una situazione di eccezionalità: il sovraffollamento è un problema diffuso in tutto il mondo occidentale.

Lunghe attese

L’attesa per un posto letto può durare 12 ore, ma anche giorni interi. Dopo il triage, dopo le ore e ore che soprattutto nei grandi ospedali metropolitani passano, in attesa di una prima visita o degli esami necessari alla diagnosi, non è ancora finita. Completato l’iter di pronto soccorso, tremila pazienti ogni giorno aspettano di essere ricoverati. Magari in barella, o sdraiati in corridoio su lettighe di fortuna.

Il Simeu torna a lanciare l’allarme su quella che è la “bestia nera” di pazienti, personale e manager sanitari: il collo di bottiglia tra Pronto soccorso e reparti.
In una giornata-tipo in un pronto soccorso, senza picchi influenzali né ondate di calore si registrano (alle 14.00) 1.500 i pazienti in attesa di ricovero in 243 ospedali da Nord a Sud della Penisola. Strutture significative, che da sole cumulano il 52% degli accessi (11 milioni di pazienti). La stima delle persone in attesa in tutta Italia è presto fatta: se nelle strutture-campione sono 1.500, in tutta Italia si arriva a tremila. Che in un anno intero significa oltre un milione di pazienti.

Le dichiarazioni

Anni di proposte organizzative non hanno cambiato sostanzialmente la realtà del sovraffollamento. “La Società italiana della medicina di emergenza urgenza – spiega la presidente Simeu, Maria Pia Ruggieri – da anni impegnata nella definizione di modelli organizzativi-strutturali per migliorare l’efficienza del sistema dell’emergenza, ha già elaborato una proposta dettagliata per affrontare la situazione, individuando una serie di punti fondamentali su cui è necessario un impegno comune delle istituzioni, delle aziende ospedaliere e delle singole strutture, contenuto nel “Policy Statement sul Sovraffollamento dei Pronto Soccorso” di novembre 2015. Ora torniamo a sollecitare un intervento congiunto per la salvaguardia del sistema sanitario nazionale».
Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva ricorda che “Il Pronto soccorso è l’unico presidio del servizio sanitario nazionale attivo h24 e sette giorni su sette, sempre pronto a rispondere al bisogno di salute della collettività. Un servizio nel quale i cittadini ripongono molta fiducia nonostante in alcuni casi i disagi dovuti alle attese, un servizio che tra l’altro si fa carico ogni giorno anche di alcune inefficienze che esistono all’interno degli altri reparti ospedalieri e nei servizi sanitari territoriali.

Il Ps va sostenuto, rafforzato e migliorato garantendo l’attivazione in tutti i Ps dell’Osservazione breve intensiva (Obi) con posti letto dedicati. Ad oggi non è attiva in molte realtà, una migliore e più trasparente gestione dei posti letto degli altri reparti ospedalieri. Ne una più attenta politica del personale e l’adozione da parte di tutte le strutture sanitarie della Carta dei Diritti al Pronto soccorso”.


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