Siria, esecuzioni di massa di prigionieri: bruciati in forni crematori

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Ancora orrore in Siria possibili esecuzioni si massa nella prigione militare di Saydnaya. L’amministrazione di Donald Trump accusa il governo siriano di eseguire circa 50 impiccagioni al giorno di detenuti. E di bruciare i loro corpi in un grande crematorio fuori Damasco per nascondere le prove.

Le accuse

L’inviato Usa in Medio Oriente, Stu Jones ha presentato le foto declassificate dell’edificio della prigione militare che sarebbe stato modificato per creare il crematorio.

Le informazioni fanno parte di un nuovo dossier declassificato. Contenente immagini che documentano il livello di violenza e devastazione in Siria.

Il dossier è stato realizzato raccogliendo informazioni da varie fonti, comprese le ong, i media e fonti di intelligence. Mosca, ha detto ancora Jones, “ha aiutato o passivamente guardato dall’altra parte”, mentre il regime siriano portava avanti le sue atrocità.

Le accuse fanno seguito ad un rapporto di Amnesty International del 7 febbraio. Secondo cui nella stessa prigione, definita da chi ci è passato un “mattatoio”. Sono stati impiccati non meno di 13.000 prigionieri nell’arco di 5 anni, dall’inizio della rivolta del 2011 al 2015.

Secondo il rapporto, basato su interviste a 31 ex carcerati e a oltre 50 funzionari, le esecuzioni sono state autorizzate tra gli altri da stretti collaboratori del presidente Assad. Secondo l’organizzazione, a Saydnaya gruppi di 20-50 persone venivano impiccate una o due volte alla settimana, dopo processi-farsa che duravano pochi minuti.

In un altro rapporto, del 2016, l’ong affermava che dal 2011 altri 17.000 prigionieri erano morti a causa delle torture, dei maltrattamenti e delle privazioni. Il governo di Damasco ha smentito la fondatezza del rapporto. La Russia l’ha bollato come “un’altra deliberata provocazione“, giunta in un momento cruciale per la soluzione della crisi siriana.

Nuovi negoziati

Martedì a Ginevra, in Svizzera, prenderà il via un nuovo round (il sesto) di negoziati sulla crisi siriana tra regime e opposizione sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il round precedente si è concluso lo scorso 31 marzo senza sostanziali passi avanti. L’incontro segue quello del 4 maggio ad Astana, in Kazakistan. Terminato con l’accordo firmato da Iran, Russia e Turchia per la creazione di “zone di de-escalation“.


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