Calcio, Miccoli rischia 4 anni di carcere: l’accusa è estorsione

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Fabrizio Miccoli, il Romario del Salento com’era soprannominato sul campo di calcio, rischia il carcere.
Quattro anni, ecco la richiesta della Procura di Palermo per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Inizialmente i pm avevano chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma il Gip ha invece disposto l’imputazione coatta e da qui la richiesta di rinvio a giudizio per il calciatore pugliese.

La ricostruzione dei pm

L’ex bomber rosanero, che ha giocato con la maglia del Palermo dal 2007 al 2013, tra il 2010 ed il 2011 avrebbe incaricato il suo amico Mauro Lauricella, figlio del boss del quartiere Kalsa, Antonino, detto «U Scintilluni», di recuperare 12 mila euro che sarebbero stati vantati da un suo amico per una vicenda legata alla gestione della discoteca «Paparazzi» di Isola delle Femmine, Palermo.
Miccoli ha sempre negato di essere a conoscenza delle parentele mafiose di Lauricella e ha detto, durante il processo, di essersi disinteressato della vicenda.

La carriera

Miccoli ha vestito le maglie di Casarano, Ternana, Juventus, Perugia, Fiorentina, Benfica, Palermo, Lecce e appunto Birkirkara. E’ entrato nella storia del Palermo, diventando il miglior marcatore di tutti i tempi con 81 reti, oltre che il miglior realizzatore rosanero in Serie A con 74 centri e il giocatore con più presenze nel massimo campionato con 165 partite giocate. Ha vinto una Supercoppa italiana con la Juventus e una portoghese con il Benfica, con la Nazionale azzurra ha giocato 10 partite, segnando due gol.

Il flop nella Juve

Miccoli sprecò l’opportunità di sfondare con la Juventus. Arrivò in bianconero la prima volta nel 2003, ma si scontrò subito con il regolamento rigido imposto dal trio Moggi-Bettega-Giraudo. Via gli orecchini, niente bravate fuori dal campo e vita da calciatore d’altri tempi. Durò poco, venne girato al Perugia dove con Serse Cosmi in panchina sbocciò a suon di gol meritandosi il ritorno in bianconero. Una sola stagione, i nuovi problemi con Moggi per una questione di procuratori e il nuovo addio.

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